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Tra serpenti e bagni turchi

Situazione dei rilievi del Subterranean RiverOggi è deciso andiamo al centro benessere. Dallo spogliatoio una benefica passeggiatina di corsetta da due ore e tre quarti a 24 gradi e 1000×1000 di umidità che quando arrivi hai la pelle di un neonato, pesi tre chili di meno e hai fatto la cristallopuntura alle mani con gli aghi di calcite. Un 2×3 da non lasciarsi sfuggire e infatti, alla faccia di Pitagora, siamo in otto.
Per ora il bagno turco è fermo al caposaldo 73: si riparte da lì in avanti. Siamo in un salooooooone che fa impressioooooooone. Mai visto un ambiente così, anche perchè è così grande che è impossibile vederlo tutto: sarà 100×250, alto non si sa quanto, ma parecchio, con un enorme cono detritico alla base che sembra di camminare di notte su una morena.
Cerchiamo sospettosi e con un brutto presentimento il passaggio in avanti che, com’è ovvio, certo ci sarà da qualche parte in questi enormi ambienti di crollo tra i blocchi immani o, più probabilmente su in alto su queste pareti altissime che non riusciamo neppure ad illuminare. Giriamo molto ma alla fine non riusiamo a ritrovare l’aria e ci schiantiamo contro le pareti che si chiudono in fondo alla sala, tal quale fece a suo tempo Magellano schiantandosi contro gli scogli di questi mari filippini.
Scendiamo anche di là dal passo in un’altra sala grandissima e meravigliosa, ma a parte le solite dimensioni a tre zeri, non riusciamo a ritrovare l’aria.

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Il Subterranean River visto da un "diversamente giovane"

Orizzonte davanti a SabangRientrato da Palawan solo da pochi giorni, credo sia utile aggiungere la mia voce alle molte altre che hanno sino ad oggi arricchito il blog.

Non parlerò di concrezioni, del resto Giovanni, in uno dei suoi primi post, aveva dato per scontato che nel sistema non esistessero speleotemi di pregi e naturalmente si sbagliava e di grosso… ma questo sarà oggetto in futuro di altri pubblicazioni.

Non parlerò neanche dei rilievi scientifici cui ho partecipato: sarebbe banale e, soprattutto, fuori luogo. I risultati, molti e di importanza, appariranno presto nelle sedi opportune.

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Vivere in una bolla

Quando si partecipa a una spedizione in luoghi del pianeta remoti e di difficile accesso c’è un’aspetto che colpisce, è la “separazione” che si vive dal resto del mondo.

Non è l’idea romantica di esploratore confinato ai lembi estremi del mondo, dove le notizie non giungono; naturalmente esiste anche questo aspetto, e proprio l’associazione La Venta ne sa qualcosa, come quando, nel 1991, ai tempi del golpe in Unione Sovietica,  le squadre esplorative isolate sull’altipiano di Bau Sun Tau, continuavano le discese in grotta, ignare degli accadimenti moscoviti e delle preoccupazioni italiane.

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Mud Mud e Waka Waka

Ieri due gruppi al Subterranean River: il primo alle Mud Galleries (mud=fango), un nome un programma, il secondo a fare la risalita-mai-salita-ma-molto-sperata, su colata, al Ramo dei Filippini (il Gaia Branch), oltre la quale si intravede un grande vuoto.

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Ecco quindi un breve resoconto sui fanghi filippini.

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Farnesina e parenti

Comunicazione satellitareDedicato ai preoccupati parenti-sposi-amici di chi sta divertendosi nel Subterranean River, a Palawan, Estremo Oriente.

Nel NE del Giappone, Estremo Oriente, si è abbattuto un terremoto, poi uno tsunami, ora un disastro nucleare. Questo è oramai noto a tutto il pianeta, anche ai nostri esploratori, effettivamente un po’ lontani dai mezzi di informazione tradizionali.

Mentre ci auguriamo che i Cavalieri dell’Apocalisse che mancano – uragano, peste, cavallette, guerra… – , vadano altrove, ricordiamo che fra Palawan e Sendai ci sono 3900 km, la stessa distanza che separa Bari da Herat, e Roma dalla Groenlandia.

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Il tempo vola

Stupende concrezioniAvantieri mattina ci siamo diretti all’Underground River per documentare fotograficamente il proseguimento del ramo dei Filippini esplorato nei giorni precedenti. Abbiamo deciso di dormire al campo dei ranger all’ingresso della grotta per non avere limiti di tempo sull’uscita, l’ultima barca parte da lì per il nostro campo base intorno alle sei del pomeriggio, troppo presto per noi.

Alle dieci circa siamo entrati con la barca, l’abbiamo legata alla fine della parte navigabile del Gaia Branch ed abbiamo cominciato a inoltrarci a nuoto nel ramo. Abbiamo raggiunto la zona asciutta, ci siamo cambiati, abbiamo indossato tuta, imbracatura, montato gli attrezzi e abbiamo iniziato a avanzare nel breve tratto attrezzato. Finito. Ci togliamo tutto e lo lasciamo lì a aspettarci per il ritorno.

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