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Attraversando il Chiapas sotterraneo

Entrando nel sogno sotterraneoRitornati dal Chiapas, si cominciano a trascrivere i tanti  appunti e le riflessioni raccolte durante  il viaggio. Questo che segue è un testo di Stefano sulla mitica traversata della Cueva del Rio La Venta. A breve invece posterò un altro bel racconto di Roberto sulle giornate di esplorazione al Rancho Montecristo e della scoperta della Cueva del Platano.

Se si conosce la buona pratica del turismo ipogeo inevitabilmente ci si scontra con il forte campanilismo che coinvolge persino le grotte; non esiste grotta, turistica o meno, di cui non si cerchi un tratto per poter dire “è la più..”, che poi sia la sala più grande d’ Europa, o la più esplorata al mondo, o con la concrezione più alta o in altri modi- alcuni anche di dubbio gusto, tipo “ la concrezione con un diametro proporzionato all’altezza più simile alla misura della base del capitello dorico nel portico di mio zio Cecilio”- sono in pochi a non cadere nella trappola di voler convincere gli altri che la propria grotta ha quel qualcosa in più da renderla la migliore.

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Storie dell''Ombelico

La selva nei pressi dell'Ombligo (foto Luca Sgamellotti)Oggi vi racconto un pezzo di selva e un frammento di vita là dentro per undici giorni. Sono appena rientrato in Italia insieme a Paolo Forconi. I due spagnoli, Carlos Sánchez e Cecilio López, si sono uniti al resto della spedizione in Chiapas. Luca Sgamellotti, il fotografo della spedizione, trascorre alcune giornate ulteriori in Messico tra spiagge e incontri con fotografi naturalisti.

L’idea di quest’anno era di entrare in selva per aprire nuove picadas (sentieri tagliati nella vegetazione, ndr) per lavorare su alcune grotte e per imbastire un inizio di documentazione foto e video che potesse raccontare il meraviglioso luogo che ci sta ospitando ormai da anni.
La logistica è stata pazientemente preparata da Lucas Ruiz, nostro grande amico e collaboratore, nonché socio, che si è fatto in quattro.

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Frenesie esplorative

Efficiente autobus per speleo alla Colonia FloridaEccoci tornati alla civiltà, nella ribollente Tuxtla Gutierrez, dopo giorni decisamente frenetici. Le poche ore di sonno e la calura non aiutano a concentrarsi per raccontare quasi dieci giorni di esplorazioni, conclusesi questa notte alle quattro del mattino con l’uscita dal Sumidero Higo in quel di San Fernando.

Ma torniamo a una settimana fa…

Dopo la rocambolesca quanto splendida traversata del Rio La Venta, di cui scriverà Giusto nel prossimo post, lunedì scorso era iniziata la fase esplorativa della spedizione. Due gruppi: uno all’ormai familiare Rancho Montecristo tra le colonie Cardenas e Unesco, uno nella sconosciuta colonia di La Florida, zona ricca di segnalazioni e ancora vergine dal punto di vista speleologico.

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Diari dal campo

Istruttori e allievi all'arco naturale che dà il nome al rancho (Foto Francesco Sauro)Approfitto di un breve momento di riposo tra una discesa in grotta e l’altra per raccontare delle battaglie e degli uomini – ma c’era pure qualche ragazza, mi pare – che le hanno combattute.
Circondati dall’immenso carso a coni della selva El Ocote siamo tornati pivelli della speleologia; le poche certezze conquistate in faticosi anni di turismo ipogeo nostrano vengono dissolte dalla severità del luogo. Orientamento, avvicinamento e progressione assumono significati sinistri.
Dove siamo?
Non ne ho idea.

Per l’avvicinamento, se non vuoi essere mangiato vivo, ci vuole l’abito di Baygon. Per la progressione sbatti di continuo contro muri di aria umida e calda.

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Ora si esplora

Con una telefonata via satellite, Cesco ci racconta gli sviluppi della spedizione in Chiapas. Il corso di speleologia agli amici messicani è andato molto bene, alimentando entusiasmi e magari passione per le grotte. Si è svolto presso il rancho El Arco, a poca distanza dalla colonia Lopez Mateos, come palestra di roccia un breve ma suggestivo traforo carsico, e come prima grotta la cueva del Naranco, che per l’occasione è stata interamente riarmata.
Per l’uscita conclusiva è stata scelta la Cueva del Rio La Venta: parte degli allievi ha addirittura compiuto l’intera traversata. Tra questi anche Manuel, proprietario del terreno in cui si apre la grotta, nostro amico da molti anni, e finalmente partecipe del nostro entusiasmo. Gli armi della grotta erano in discrete condizioni, salvo qualche corda usurata da piene recenti.
Fra qualche giorno ci sarà la cerimonia conclusiva del corso, con consegna degli attestati.

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Ranchito chiama base

Abbiamo ricevuto la prima telefonata satellitare dalla spedizione in Chiapas. Stanno tutti bene, si godono il caldo e i ritmi lenti di laggiù. Stavolta qui è primavera, e a chi era da questo capo del telefono il paragone coi tropici è pesato un po’ meno. Quello meteo. Perché poi c’è un mondo di colori, di suoni, di animali e di piante, l’universo della selva, che nella comunicazione a distanza passa a malapena. E viene voglia di partire, nonostante l’inverno sia finito anche qui.

Come da programma, i ragazzi fanno base al rancho El Arco, presso la colonia Lopez Mateos. Due sere fa il ranchito si è trasformato in cinema all’aperto, ospitando oltre venti ragazzi del posto. Una proiezione che li ha coinvolti ed emozionati: ben otto di loro si sono iscritti al corso.

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