Ieri due gruppi al Subterranean River: il primo alle Mud Galleries (mud=fango), un nome un programma, il secondo a fare la risalita-mai-salita-ma-molto-sperata, su colata, al Ramo dei Filippini (il Gaia Branch), oltre la quale si intravede un grande vuoto.
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Ecco quindi un breve resoconto sui fanghi filippini.
Ci abbiamo già provato ieri da una diramazione delle nuove gallerie, ma nonostante l’impegno, tanto fango e tanti scheletri di pipistrelli, non abbiamo trovato giunzioni di sorta; quindi ci riproviamo oggi salendo dalla galleria principale del Subterranean e imboccando le Mud Galleries.
Il ramo è assai ventilato, che qui non è poco, articolato e molto bello, pieno di concrezioni e abitato da migliaia di pipistrelli. Fanno impressione tanti sono! Speriamo di uscire prima di loro…
Partiamo agguerritissimi: il Boccia si smentega (=dimentica, n.d.r.) il casco e la luce al campo, l’imbrago invece è dalla parte opposta, nelle nuove gallerie del Ramo dei Filippini. Nonostante le avversità e il casco da cantiere recuperato all’ultimo momento, attrezzato con tikka, riusciamo a trovare una nuova diramazione, bella e ariosa.
Completate le risalite lungo il ramo principale delle Mud Galleries l’aria ci beffa, ma non il fango, che si ripropone tal quale a quello di ieri. Gli ambienti, infatti, sono molto simili a quelli visti dalla diramazione delle grandi gallerie, ma il collegamento non si trova. Rileviamo comunque più o meno 300 metri di grotta nuova e usciamo in tempo per il “traghetto” delle 18.
Giampaolo, Vale, Leo, Marco, Stefano detto Boccia detto Smentego.
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Magandan umaga (=buongiorno in lingua Tagàlog). Strano posto il nostro pianeta: ovunque tu vada ci sarà sempre qualcosa che ti ricollega immediatamente al nostro quotidiano. Ed è così che la punta esplorativa di ieri è iniziata con uno dei rangers che ascoltava il tormentone dell’estate scorsa, Waka Waka, canzone che ha accompagnato la lunga attesa della barca sul molo di Sabang. Fin qui nulla di particolare, la globalizzazione fa questo ed altro, però nessuno di noi sapeva che quel ritornello, fischiettato, doppiato e canticchiato, ci avrebbe accompagnato per le successive 15 ore di grotta!
Grotta appunto, sempre lei, sempre il Gaia Branch, sempre la stessa voglia di capire da dove provenga quel flusso d’aria spaventoso che ulula nei passaggi stretti che seguono la prima risalitina su corda. Questa volta sono impegnate tre squadre, una che uscirà nel pomeriggio impegnata più nel Mud che nelle Galleries (vedi post sopra, n.d.r.) ed altre due divise tra esplorazione, rilievo e documentazione fotografica.
La risalita alla Sala del Bivio porta ad un nuovo ambiente, un bel salone dominato da tre colonne maestose, e da lì, manco a dirlo, gallerie, sempre loro, caratterizzate da veri e propri cimiteri di pipistrelli, granchi e millepiedi e da piccoli scrigni di infinita bellezza, custodi di tesori composti da eccentriche di ogni forma e dimensione. Questa volta però l’aria non c’è, brutto segno, ed infatti dopo circa 10 ore di lavoro anche gli ultimi tentativi di calata attraverso alcuni grossi sfondamenti, danno esito negativo. A questo punto tutta quell’aria deve per forza arrivare dal ramo principale (si spera), che sarà teatro delle operazioni dei prossimi giorni.
L’uscita ormai a tarda notte riserva sempre il solito fascino, anche se siamo accolti da nuvole di zanzare affamate. Classico tuffo in mare e poi in tenda a riposare.
Luca









