Tag: Speleoglaciologia



2 mar 10

L’operazione Ameghino è terminata, tutti e 8 rientrati, stanchi, goduti e salvi.

Posti indescrivibili, con enormi potenzialità esplorative: individuati una quindicina di grandi mulini, discesi cinque, tracciato il percorso per raggiungere il plateau centrale con i grandi mulini visti nelle foto aeree.

Logistica tutta da studiare: un’ampia spiaggia può accogliere un campo sotto la fronte del ghiacciaio, il problema sono gli oltre quattro chilometri di lago antistante. Se almeno due li possiamo descrivere come passaggi per facili roccette ma mai banali, gli altri due su grandi frane detritiche e sfasciumi morenici, arrampicate su rocce viscide, cascate d’acqua da attraversare e traversi tecnici.

Forse un trasporto via lago semplificherebbe le cose, ma bisogna fare i conti col vento che qui compare da un momento all’altro con raffiche ad oltre cento chilometri orari cosicchè vediamo male un’ipotetico gommone, canoa o analoghi considerando anche le improvvise ondate causate da grandi crolli di ghiaccio.

Il vento ci ha battezzati la seconda notte passata sperando di non essere spazzati via con tutta la tenda; il giorno successivo, impegnandoci ancor più, sull’improvvisato sentiero ma soprattutto a centro ghiacciaio dove Leo, Omar e Giampaolo, hanno dovuto “gattonare” per qualche chilometro.

Anche l’ultima notte acqua e vento ci hanno strapazzato per bene. Smontato il campo prima dell’alba, niente colazione, caricati gli zaini abbiamo ripercorso la via dell’andata nel timore di non raggiungere per tempo la spiaggia dove lo “zodiac” della prefetture ci avrebbe recuperati (forse!). Grandi onde e mulinelli d’acqua si alzavano sotto la forza del vanto. Alle 14:00, ora prevista per il recupero, all’orizzonte non c’era traccia di imbarcazioni. Dopo circa 45 minuti abbiamo iniziato a pensare che forse, considerate le condizioni meteo, sarebbero venuti a prenderci l’indomani. Dopo altri 30 minuti però, ecco comparire la motovedetta che ci porterà a El Calafate. Fantastico!

L’Ameghino ci ha salutato con un meraviglioso arcobaleno che a tutto tondo, si appoggiava agli iceberg galleggianti sulla riva a valle del lago, abbracciando se stesso e i monti che lo circondano compreso il Cerro Fantasma, la cui tetra parete sud resta tutt’ora inviolata!

Filippo Serafini








22 dic 09

Sono passati 15 anni dalla spedizione al Perito Moreno del 1995. Una missione molto impegnativa e ambiziosa. Tante persone, tantissimo materiale, con lo scopo principale di girare un documentario (poi uscito con il titolo di “Vortice Blu”), con tanto di riprese subacquee in cavità allagate; in quello che sembra essere il ghiacciaio più “carsico” della Patagonia.
I risultati furono notevoli, e non solo da un punto di vista documentaristico. Tra tutti, l’esplorazione di una cavità epidermica lunga più di un km, che tuttora è una delle maggiori grotte endoglaciali mai esplorate al mondo.
Ma cosa sarà successo al “nostro” ghiacciaio in questi quindici anni?
E’ una domanda che ci siamo posti spesso, testimoni dell’inesorabile ritiro dei ghiacciai alpini e dell’accentuarsi dei fenomeni di fusione superficiale, che sono all’origine dello sviluppo delle grotte nei ghiacciai.
Questo è il principale interrogativo che si pone la spedizione che partirà a febbraio diretta in Patagonia. Tra gli scopi c’è anche la prospezione di altri due ghiacciai vicini, il Mayo e l’Ameghino, che mostrano anch’essi una condizione morfologica adatta allo sviluppo di grotte e mulini.
Sedici persone, tra cui il nostro socio argentino Esteban Gonzales, più forse qualche ospite estemporaneo.
Il programma prevede dodici giorni di ricerche sui ghiacciai, probabilmente divisi in due gruppi. Il lavoro sarà gestito partendo da campi base posti sulla morena laterale, al riparo, per quanto possibile, dai terribili venti patagonici. Si tratterà soprattutto di cercare, esplorare, documentare e rilevare il maggior numero possibile di mulini.
I risultati non mancheranno e il Moreno ci regalerà sicuramente ancora molte sorprese, che vi racconteremo tra non molto su questo blog.

Il Perito Moreno

Il Perito Moreno







9 dic 09

Sono ormai due decenni che l’associazione La Venta organizza campagne di ricerca e di documentazione sul 2° ghiacciaio delle Alpi per dimensioni: il Gorner.
Lo studio del crio-carsismo ha avuto proprio alcuni membri dell’associazione come pionieri che dagli anni ’80 ad oggi hanno raccolto dati e informazioni di notevole interesse scientifico.

Nel 2010 sono previste uscite primaverili, estive e autunnali sul ghiacciaio con lo scopo di studiare e soprattutto documentare (per la prima volta in HD – alta definizione) fenomeni alquanto originali presenti su questa lingua glaciale:
in primo luogo la formazione e relativo svuotamento del lago glaciale chiamato Gornersee che si forma annualmente alla confluenza delle due lingue (Lys e Gorner) ai piedi del Monte Rosa.
Il lago solitamente impiega 2-3 giorni per svuotarsi rilasciando dai 3 ai 7 milioni di m3 di acqua.
Riprendere in HD l’evento con relativo effetto alla bocca di uscita alla fronte del ghiacciaio sarà l’obbiettivo principale oltre che tentare di ripercorrere le vie di deflusso dell’acqua. Parte delle esplorazioni probabilmente avverranno in immersione!
Vi sono poi anche altri fenomeni che ancora aspettano risposte e una relativa documentazione sempre in HD come la formazione di gallerie epidermiche e dei profondi canyon che caratterizzano in particolare la morfologia esterna di questo ghiacciaio.
E per finire dobbiamo terminare l’esplorazione di una bella galleria che quest’anno ci ha condotti per quasi 300 metri al di sotto della superficie… ma che per mancanza di materiale non abbiamo terminato.
Nel frattempo ci stiamo organizza anche per una spedizione 2010 in Patagonia… ma questa è un’altra storia!

La galleria (foto A. Romeo)

La galleria (foto A. Romeo)