9 ago 10

Francesco Dal Cin

Francesco Dal Cin

Son passati oltre cinque anni da quando il Cin, all’anagrafe Francesco Dal Cin, se ne è andato. Lo salutammo in uno stadio del rugby gremito di gente, di rugbisti di quattro generazioni, di speleologi di ogni parte d’Italia, di centinaia di amici.
Fu un rito laico e fuori dagli schemi, tra canti, poesia, lacrime e bottiglie di vino per salutare un uomo libero, che ha lasciato un segno indelebile nel mondo del rugby e della speleologia, i grandi amori della sua vita.
Se il rugby gli deve pagine indimenticabili (ha accompagnato la lunga saga della Tarvisium dalla C alla A/1), la speleologia trevigiana riconosce in lui il padre-pioniere, sin dagli esordi di quasi 50 anni fa. Con lui nasce il Gruppo Speleologico Trevigiano, poi Centro Italiano Soccorso Grotte, infine Gruppo Grotte Treviso, con la mitica sede che ha accolto, per quasi un ventennio, centinaia di speleologi italiani e non solo. Volontario del soccorso fin dal ‘78, il Cin è stato un precursore assoluto, in Italia, delle esplorazioni speleosubacquee. E anche nelle spedizioni all’estero, con la lunga carovana (9 mezzi, 41 persone) di Kara Göl ’81, in Turchia. Quella Turchia che sarebbe poi divenuta la sua seconda patria.
Metalmeccanico, autotrasportatore, infine commerciante di tappeti, negli anni ’60 e ’70 il Cin ha anche rappresentato un punto di riferimento del “movimento”. Non a caso a lui si è ispirato Marco Paolini, in “Aprile 1974 e ‘5”, per l’uomo che avanza in piazza, sempre in prima linea, con quattro celerini addosso.
Quel giorno di cinque anni fa decidemmo di realizzare un documentario per ricordare quest’uomo straordinario: un’idea che si è concretizzata pian piano, raccogliendo foto e spezzoni video, intervistando gli amici, mettendo insieme pezzi di un puzzle il cui disegno si è rivelato solo alla fine.
Molti hanno raccontato la loro storia, ma molti di più avrebbero potuto raccontare. Non è stato ovviamente possibile, per problemi di tempo e di spazio. Confidiamo che nessuno si sentirà offeso: sappiamo che l’importante è sentirsi parte di questa storia.
Tono, Enzo

Il film, della durata di 80′ (cui segue il trailer) verrà presentato durante l’inaugurazione della nuova sede del Gruppo Grotte Treviso, l’11 settembre. Successivamente sarà possibile vederlo durante il raduno di Casola 2010.









3 giu 10

Dal 26 al 30 Maggio,  La Venta, in compagnia degli amici triestini, ha avuto modo di tornare al Monte Kronio, a seguire l’avvio di uno dei più importanti progetti “italiani” dell’associazione. Durante le 3 giornate operative siamo riusciti a piazzare i sensori di temperatura, a fare fotografie e ad individuare la locazione per il nuovo prototipo di “tenda fredda” elaborata dalla Ferrino. Siamo stati  intervistati più volte, gli articoli sui giornali e i servizi sulle televisioni locali sono stati numerosi e di grande effetto. Ottimamente riuscita anche la conferenza stampa a cui sono intervenute diverse autorità del posto, tanto che alcune persone ci hanno riconosciuti per strada. Durante l’incontro è stato proiettato il video promo sul progetto che ha riscosso un bel successo.

Per me , la prima esperienza nelle viscere del monte Kronio, è stata particolarmente intensa, quasi traumatizzante. Varcare la pesante porta verde è come entrare in un’altra dimensione!  Una ventata di aria bollente ti travolge togliendoti il respiro.  Abbiamo deciso di affrontare immediatamente la discesa lungo la fatiscente scala metallica, che conduce nella galleria in forte pendenza dove le pareti appaiono confuse nell’aria satura di vapori. Perdo rapidamente la concentrazione, mi sento oppressa e la tuta bollente mi si stringe addosso, la sensazione è di non riuscire a respirare. Devo muovermi lentamente per non consumare energie, in queste condizioni di temperatura e umidità non c’è scambio di calore con l’esterno. La volta della grotta si abbassa sino a toccare la catena che fa da corrimano e la fatica nel chinarmi già mi esaspera,  penso che perdere i sensi qua sotto significherebbe la fine. Si scambia qualche parola che non ricordo, forse si parla solo per distrarre la mente la difficoltà di controllare noi stessi. Roberto ci consiglia una fermata intermedia e su un pavimento laterale contempliamo alcuni antichissimi orci ma è solo un diversivo che dura pochi istanti e il desiderio di risalire si trasforma pian piano in un incubo. Propongo immediatamente di uscire e inizio la risalita in compagnia di Roberto, a metà scala il cuore mi batte fortissimo ma forse è solo un po’ di agitazione. Mi rendo conto che questa è una grotta che va affrontata con grande autocontrollo che forse è quello che oggi a me manca!! Finalmente apro quella porta e tiro una boccata di aria fresca, mi guardo allo specchio, il mio volto è chiaramente provato. Ancora due minuti e sono fuori anche Marco e Vittorio, sono anche loro entusiasti ma il loro aspetto non mente: questa grotta ci darà un bel da fare.

La squadra nell'Antro di Dedalo

La squadra nell'Antro di Dedalo (foto F. Lo Mastro)

Nelle gallerie profonde delle Stufe. (foto V. Crobu)

Nelle gallerie profonde delle Stufe. (foto V. Crobu)

Conferenza stampa al comune di Sciacca.

Conferenza stampa al comune di Sciacca.









27 mag 10

Lunedì 7 giugno, presso l’Aula Magna Primo Levi del Comprensorio Chimico dell’Università di Torino (Via Giuria 7) si terrà il convegno su “Il progetto Naica”.

Interverranno tra gli altri Giovanni Badino, Paolo Forti, Giuseppe Giovine e Luca Massa della Associazione La Venta e Giorgio Rabajoli della Ferrino spa.

Pieghevole Cristales

Pieghevole Cristales

Scarica il pieghevole del programma in pdf (300 Kb).









21 mag 10

A grande richiesta pubblichiamo una selezione di immagini della recente spedizione nella selva El Ocote e alla Cueva del Puercoespín (Chiapas, Messico). Alcune le avete già viste su questo blog, altre sono inedite. Speriamo vi piacciano.

Le foto sono di Natalino Russo, Vittorio Crobu, Luca Sgamellotti, Carla Corongiu, Valerio Olivetti.

Didascalie e crediti esatti li trovate su Flickr, dove a breve caricheremo anche altre immagini. Basta cliccare sul link che appare in alto a destra passando sullo slideshow.









19 mag 10

Quella valle cieca… Sì proprio quella che osservavamo nella carta qualche settimana fa, evidentissima e a poche centinaia di metri dall’ingresso del Puercospin. Ne avevamo parlato tanto in quei giorni di campo. Vittorio perfino c’era quasi finito dentro durante le sue perlustrazioni alla ricerca di una sorgente che potesse dissetare le nostre gole riarse senza dover fare arrivare l’acqua da Tuxla. Ci andremo, ci andremo… avevamo detto in quei giorni. Ma poi le esplorazioni nella grande grotta che si apriva a fianco delle nostre tende ci aveva assorbito totalmente, quasi che fosse gelosa. Ogni giorno non eravamo mai abbastanza per tutte le frontiere esplorative che si aprivano, tra maree di fango e sale fantasticamente concrezionate. 

Quando siamo ripartiti da San Fernando, solo allora, abbiamo cominciato a capire che il Puercoespin aveva giocato a distrarci, invidioso e narcisita, da tutto il resto del territorio enormemente inesplorato che ci stava intorno.  Bastava fare due parole con i campesinos, che ogni giorno passavano lungo il sentiero, e venivano fuori storie di grandi sumideri, inghiottitoi inesplorati, grotte profonde e spaventose, storie di fantasmi e perfino di navicelle spaziali che si inoltravano nel sottosuolo. Eh, il Messico è proprio così, un mondo visionario ricco di sorprese e inaspettate verità. E quella valle cieca, vista dalle carte, a poche centinaia di metri da noi, rimaneva ancora inesplorata… 

Di ritorno da alcuni giorni di disinfestazione da pulci e zecche nelle acque bollenti e ribollenti dell’Oceano Pacifico, il grosso del gruppo era già volato verso l’Italia, mentre io, Vittorio e Carla eravamo costretti ad attendere un altro volo che ci avrebbe portato verso il Venzuela, prima di tornare definitivamente a casa dopo due mesi e mezzo di spedizione. Torniamo a Tuxla il giorno prima del volo, invitati a cena dagli amici SpeleoJaguares, per parlare del futuro delle esplorazioni a San Fernando. E così ci viene l’idea la mattina dopo di andare a fare un giro lassù, in fondo si tratta di una passeggiata. La mattina dopo saltiamo sul fuoristrada della Protezione Civile guidato dal sempre disponibilissimo Erwin, in compagnia del fidato Kaleb, e, giunti sull’altopiano ci inoltriamo lungo le stradine e i sentieri che portano al Puercoespin. Ormai sappiamo come funzionano le cose qui: bisogna parlare con la gente. Così ci fiondiamo sul primo rancho e convinciamo un simpatico signore a portarci a vedere le grotte che conosce. Il suo terreno è vicino alla valle, ma conosce un altra grotta, più in alto. La esploriamo solo parzialmente, si tratta di una bella galleria di circa 200 metri, che probabilmente continua. Ma la valle ci interessa di più, cerchiamo il proprietario del terreno e infine lo troviamo. Non è facile spiegare le nostre intenzioni ma alla fine il ranchero si decide ad accompagnarci rivelandosi molto più amichevole di quello che poteva sembrare inizialmente. Superiamo una cresta e finalmente entriamo nel vallone. In fondo si vede un bel muro di roccia. Da manuale. Mai ho avuto l’impressione come qui a San Fernando che il carsismo sia così “da manuale”, prevedibile e scontato: là in fondo ci dev’essere qualcosa di grosso. Così, giunti all’ombra di un enorme albero di fico, vecchio di centinaia di anni, ci affacciamo con meraviglia su di un grande pozzo in cui si getta il greto di un bel torrente ora in secca. Pozzo da almeno 30 metri e gran salone che si lascia intravedere. Non abbiamo né corde, né attrezzatura. E stasera abbiamo l’aereo… Kaleb ci promette che come gruppo Jaguares torneranno al più presto per soddisfare la nostra curiosità.

Due settimane in Italia e Kaleb scrive una mail a Nat: ci siamo andati. Chiamo subito Mauricio, mi faccio raccontare. Hanno sceso vari pozzi collegati tra loro da meandri e gallerie alte fino a cinquanta metri, poi un bel salto da 40 metri e infine un gran pozzo che ancora devono scendere. Pare che Sumidero del Higo  sia davvero un importante tassello nell’esplorazione di quest’area. E il Puercoespin? Forse la giunzione è vicina, forse nei rami oltre il sifone “al de là de l’agua”, forse da qualche parte sotto l’enorme Pozzo Leviatang… Certo è che, se le piogge primaverili tarderanno ancora un po’ i Jaguares avranno davvero di che divertirsi. Facciamo quindi a loro i migliori auguri di buona esplorazione e aspettiamo, con ansia, nuove notizie da San Fernando. Grandi ragazzi! Continuate così fino al fondo del Sumidero Cañon!

Francesco 

 

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Verso il fondo della valle cieca.(foto V. Crobu)

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Sull’orlo del baratro. (foto V. Crobu)

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Insieme con Kaleb, si programma la prossima esplorazione dei Jaguares. (foto V. Crobu)

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El Higo. (foto V. Crobu)

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La grande Sala delle Cinque Colonne, esplorata nell’ultima punta al Puercoespin. (foto V. Crobu)

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In cima alla Sala delle Cinque Colonne nel Ramo del Vento,

zona della grotta non ancora completamente esplorata(foto V. Crobu)









7 mag 10

Terminata l’esposizione della mostra Acque di luce mute presso le “Case Budorrai” nella Valle di Lanaitto (Oliena, Nu) ora la mostra, ordinatamente riposta in tre bancali, lascia la Sardegna nel cassone di un grosso tir, riattraversa il Tirreno e torna in Veneto per la prossima esposizione a Biadene di Montebelluna (TV) dal 15 maggio al 13 giugno (Villa Pisani).

Sempre a Montebelluna, in collaborazione con il Gruppo Grotte Treviso, presso la sede nel Parco dello Storga, sono previste tre serate con proiezioni all’aperto, ecco il programma:

18 giugno – Serata sul cansiglio – Proiezione di due documentari “Cansiglio, i segreti della foresta” (45′) e “Canseja, nel cuore della Cansiglio” (32′)

2 luglio – Proiezione del documentario “Naica, la grotta dei cristalli” (82′)

23 luglio – Proiezione del documentario “Alla ricerca dell’acqua perduta. Le pozze di Cuatro Ciénegas” (52′)