11 mar 10

8 marzo

Siamo tornati nella zona sud est con l’intenzione di raggiungere i due canyon paralleli che avevamo visto un paio di giorni fa. Proprio nei pressi del bivio che da un lato porta alla punta sud est e dall’altro all’altopiano del traforo e della grande dolina abbiamo reincontrato la guida del villaggio di Mashfaga che ci aveva accompagnato due giorni prima. Subito ci avvisa che conosce un’altra grotta vicina al grande traforo e che ci potrebbe portare subito (ma perche’ non ce l’ha detto due giorni fa?).
Cambiamo programma e lo carichiamo in macchina. Ripercorriamo il traforo, sbuchiamo su una alta falesia a picco sul mare e dopo 40 minuti di sentiero per capre giungiamo davanti ad un grande portale fossile. Entriamo. Gallerie molto grandi e concrezionate, ampi saloni, fratture e sfasciume di concrezioni: grotta allo stato senile. Ne percorriamo a occhio 5-600 metri o più.
Ci sono alcune salette laterali e arrivi con colate ma il tempo è poco e dobbiamo rientrare.  Comunque non dispiace lasciarci dietro delle incognite e poi le percorrenze qui sono molto lunghe, per come sono le poche strade, piu’ che altro piste, e la difficolta’ di progredire a piedi su infinite pietraie.

9 marzo

Oggi battiamo una parte della  zona nord, apparentemente piatta e anonima ma che riserva sorprese. Primo tra tutti un grande cenote indicatoci dal nostro amico Nagjid, un personaggio importante qui, responsabile dei progetti di protezione sull’isola di Socotra. Il sotano pare sia profondo 40 metri con acqua salata. Poco distante abbiamo trovato dei reticoli carsici fossili su una sconfinata e piatta distesa vicino alla costa. Uno di questi si sviluppa notevolmente ed abbiamo rinunciato ad esplorare tutte le condotte per lasciare anche lì un po’ di esplorazione per gli altri (ma forse anche per non perderci dentro). Passiamo tutta la giornata a cercare di comprendere le indicazioni di grotte dateci dai locali (rigorosamente in arabo).

10 marzo

Ci siamo diretti verso il paese di Qalansia, alla punta ovest dell’isola. Ci avevano segnalato una grossa bocca sulla parete. Ci arriviamo con non poca difficoltà. Cominciamo a risalire la montagna seguendo un vecchio alveo che si origina dal grande portale. Una volta su siamo al cospetto di un grande salone con galleria fossile che prende le sembianze di una forra; infatti, dopo circa 300 metri il soffitto e’ sfondato e da su un ingresso superiore. Anche qui andrebbe visto tutto molto bene perche’ sulla parete esterna vi sono molti ingressi. Un locale ci ha dato per certo (confermato da altre testimonianze affidabili) che sulla cresta di una dorsale li di fronte vi è una grossa grotta con un pozzo profondo e che si collega ad una risorgenza a valle. Lasciamo questo punto in sospeso perché arrivarci richiederebbe una giornata intera di avvicinamento.

Domani, 11, sarà la nostra ultima giornata sull’isola di Socotra.

Ciccio e Martino

Insediamenti abitativi sull'isola di Socotra

Insediamenti abitativi sull'isola di Socotra









10 mar 10

Observan grandes cambios dentro de los Glaciares è il titolo dell’articolo apparso nei giorni scorsi sul sito argentino Ahora Calafate dove sono state pubblicate le foto della conferenza realizzata a fine spedizione (con proiezione di foto e video) e dove è possibile ascoltare in streaming l’intervista a Tono e Leonardo realizzata da Radio FM Dimension, la radio di El Calafate.









8 mar 10

5 marzo 2010

Sulla base delle osservazioni fatte su Google Heart ci siamo diretti verso la zona sud est dell’isola, zona non battuta dai belgi così come confermatoci da Van Damme. Durante il percorso verso sud abbiamo fatto una deviazione per verificare una segnalazione dei locali riguardo un canyon con risorgenze e grotte.

Si cercano le grotte sui versanti del canyon

Si cercano le grotte sui versanti del canyon

Purtroppo questa zona non presenta le caratteristiche idonee alla formazione di grotte. Sulle grandi pareti verticali, solo enormi sgrottamenti molto lavorati da agenti atmosferici. Anche la risorgiva indicataci non è altro che una scaturigine in interstrato strettissimo.

Progressione fra massi

Progressione fra massi

A parte la faticosa progressione su terreno pietroso sotto il sole cocente, il paesaggio è incredibile: un susseguirsi di collinette e terrazzi calcarei in ambiente molto arido con numerosi esemplari di Adenium Obesum, i caratteristici alberi bottiglia endemici di Socotra. Abbiamo quindi proseguito verso la nostra meta raggiungendo il villaggio di Mashfaga, base per le nostre prospezioni. Il villaggio è uno sparuto gruppo di casupole in pietra, la maggior parte ricoveri per le capre; qui, infatti, la pastorizia è l’unica attività.

Passiamo la notte sotto un’incredibile stellata preparandoci alla giornata di domani.

 

6 marzo 2010

Sveglia alle 5. Dopo una fugace colazione partiamo a piedi, progredendo per circa 1,5 km secondo il dato rilevato dal gps. Camminiamo su un esteso plateau calcareo e dopo circa mezz’ora ci affacciamo sulla grande dolina individuata da casa. Era proprio come ce la immaginavamo: una grande dolina di 200×100 con un ingresso a monte ed un altro a valle. L’ingresso a monte è solo un insieme di sgrottamenti in interstrato, dove, come da abitudine locale, sono stati ricavati degli ambienti protetti per le greggi con dei muretti a secco. L’ingresso a valle, altro non è che un gigantesco traforo di circa 500 metri con una volta di una sessantina. La caratteristica di questo ambiente è che si affaccia a strapiombo sul mare, creando un gioco di luci tra il buio della grotta e l’azzurro intenso marino.

Il traforo

Il traforo

Proseguiamo verso secondo punto individuato su Google Heart. Dopo un’altra mezzora di cammino sempre su plateau calcareo ci affacciamo su un enorme cratere del diamentro 40-50 m e dalla profondità di 60m, che non possiamo scendere perché abbiamo corde insufficienti. Al di sotto di esso un grande ambiente che sbocca a mare con una spiaggia ciottolosa. A monte si intravede una grande frana di detriti, ma vista dall’alto ci dà l’impressione che ci possa essere una probabile via di prosecuzione.

La grande dolina

La grande dolina

Nel pomeriggio proseguiamo verso la punta estrema sud est. Risaliamo delle alti pareti verticali con numerosi sgrottamenti poco interessanti. Unico lato positivo, e che dall’alto la vista spazia su immense panure da una parte e falesie a picco sul mare dall’altra. Proprio su queste ultime abbiamo individuato delle enormi grotte impostate su fratture sub verticali. In lontananza, col binocolo, abbiamo individuato anche due piccoli canyon paralleli, molto vicini tra loro (come una doppia s) pieni di grotte e fratture. Forse faremo una puntata da quelle parti.

Ciccio e Martino









5 mar 10

Santa Elena de Uairen

Ci serve ancora  un po’ di tempo per riuscire a realizzare che per sei giorni siamo rimasti isolati sui vertiginosi altopiani di uno dei luoghi piu selvaggi di questo pianeta, il grandioso Auyan Tepui.

Siamo arrivati qui a Santa Elena ormai una settimana fa, senza grandi aspettative, ma con il sogno di poter tornare alla Cueva Guacamaya, l’ultimo grande regalo di Raul della spedizione 2009. Raul è davvero un personaggio mitico, un uomo che vive la sua vita piú nel cielo che con i piedi per terra, volando attraverso canyon strettissimi, sopra cascate, pareti e cime mai raggiunte da essere umano. Una persona che è di sua natura esploratore, e che quando gli spieghiamo il nostro sogno, la sera stessa del nostro arrivo, ci lascia subito spiazzati dicendoci di preparare tutto il materiale la notte stessa pronti a decollare la mattina del giorno seguente.

E così, in poche ore, ci siamo trovati proiettati in quel mondo perduto che avevamo lasciato con tanta nostalgia un anno fa, volando come aquile  sul suo elicottero Long Ranger, sorvolando il gigantesco massiccio del Chimanta per poi giungere alla muraglia dell’Auyan fino all’ingresso della Cueva Guacamaya. Raul ci scarica lassù e ci saluta dicendoci che passerá fra tre giorni, o forse piú.

Raul ed il suo Long Ranger

Raul ed il suo Long Ranger

Non c’ è dubio che i luoghi più misteriosi dei Tepui sono proprio le grotte, e questa, la Guacamaya, è una cavita che ci lascerá veramente sbalorditi per i due giorni di esplorazione seguenti. Rileviamo oltre  un chilometro di gallerie, a tratti enormi. La grotta è sostanzialmente un grande traforo percorso da un bel torrente, ma la parte piu interessante non è tanto il ramo principale, quanto una galleria laterale fossile, lunga 700 metri, che chiameremo Tramo de los Opales. Questa zona della grotta presenta la più sconvolgente varietà di formazioni, speleotemi, cristallizzazioni che è possibile osservare in una grotta nelle quarziti. Passeremo un giorno intero a fotografare questa meraviglia, e mai come in quei momenti ci sentiamo in un mondo fragilissimo, dove ogni passo va pensato per non danneggiare nulla, per cercare di essere solo degli ospiti di passaggio, leggeri come piume in una cristalleria senza eguali.

Cueva Guacamaya

Cueva Guacamaya

Verifichiamo che anche questa galleria si presta benissimo al lavoro di documentazione foto 3D che stiamo programmando  per l’anno prossimo. Decideremo peró in seguito, in accordo con Raul, che di questa grotta sará meglio non divulgare le coordinate precise, proprio per la fragilità degli ambienti, davvero unici.  Sembra proprio la Lechuguilla delle grotte in quarzite, e meriterá per il futuro molte attenzioni affinché non venga rovinata o danneggiata da possibili visitatori occasionali.

Eccentriche nella Cueva Guacamaya

Eccentriche nella Cueva Guacamaya

Martedi mattina lasciamo con un po’ di dispiacere il comodissimo hotel Guacamaya. Raul è arrivato, e prima di riportarci nella realtà, vuole che diamo un’occhiata a una serie di grandi ingressi in parete a pochi chilometri da lì.  Non siamo una spedizione vera e propia e non siamo attrezzati per fare piú che una veloce prospezione. Comunque io e Vitto scendiamo quel giorno nella valle e in poche ore ci affacciamo sull’enorme portale della Cueva del Aguila. La cavitá è veramente enorme, una galleria alta 60 metri  in certi punti e larga venti. Il problema e che il fondo e occupato da una grande frana di blocchi ciclopici che rendono difficile la progressione. Rimaniamo cosi lassú altri due giorni, esplorando una grotta non facile, scendendo fino a incontare un torrente che mi costringe a ripetuti bagni nei laghi, senza riuscire a vederne la fine. Sicuramente un luogo dove bisognerà tornare nelle prossime spedizioni, meglio attrezzati e con piú tempo  a disposizione.

Cueva del Aguila

Cueva del Aguila

Infine ecco che ieri Raul, tagliando paurosamente le nebbie della montagna, ci ha recuperato e riportato coi piedi per terra. In questi giorni abbiamo verificato, se ancora ce n’era bisogno, che lassu c’è moltissimo da esplorare, e che questi luoghi meritano un progetto di larghe vedute, in accordo con le istituzioni venezuelane,  per documentare e studiare al meglio i tanti siti ancora cosi  sconosciuti che vi si trovano.

Nubi e nebbie sull'Auyan

Nubi e nebbie sull'Auyan

Ora siamo di nuovo qui, nel mondo di sempre, ma continuiamo a sognare, non abbiamo programmi definiti  per i prossimi giorni, ma il nostro viaggio continua e certamente tra un po’ ci saranno altre belle avventure da raccontare.

A presto,

Francesco, Carla, Vittorio e Freddy









5 mar 10

Ecco una breve anteprima del video del Progetto Ice Caves 2010










3 mar 10

Lunedì 1 marzo è partito un giro di ricognizione nell’arcipelago di Socotra, nello Yemen.

Ma cosa andremo a fare noi sull’isola? Saremo in quattro: due membri della associazione e due naturalisti, specialisti in gestione ambientale ed esperti  in avifauna. La prospezione a Socotra durerà in tutto dodici giorni, viaggio compreso.

Essenzialmente andremo per valutare il potenziale carsico dell’isola, individuare nuove grotte e collaborare alle ricerche naturalistiche con una serie di campionamenti  da effettuare all’interno di cavità naturali.

Per la verità, non siamo i primi a giungere sull’isola; da anni esiste un Socotra Karst Project (SKP) portato avanti, tra gli altri, dal geologo belga Peter De Geest con l’appoggio delle istituzioni yemenite. Con De Geest ci siamo messi in contatto informandolo sul nostro programma,  in virtù del “Codice Etico dell’UIS” (Unione Internazionale di Speleologia) per le esplorazione e la ricerca speleologica in paesi stranieri, ma anche più semplicemente per nostra consuetudine. De Geest ci ha subito confermato il suo interesse in una reciproca futura collaborazione.

L’isola (dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO) ha una lunghezza di circa 130 km per 40 di larghezza, faremo campo base nella cittadina di Hadibo (sulla costa nord) e da lì ci muoveremo con punte verso la costa sud con campi avanzati di due-tre giorni. La viabilità è poco sviluppata, costituita essenzialmente di piste per fuoristrada e sentieri, quindi ci muoveremo con equipaggiamento essenziale.

Mappa Socotra

Mappa Socotra

Ieri, martedì 2, siamo giunti all’aereoporto di Sanaa alle 21.00 ora locale dopo un volo abbastanza tranquillo. Vista l’ora tarda e la partenza per l’isola di Socotra l’indomani mattina molto presto, abbiamo ritenuto più conveniente restare a dormire in aereoporto. Il problema più impellente era cenare ma militari di guardia ci hanno sconsigliato uscire dall’aereoporto e girare da soli di sera, quindi si sono offerti loro di procurarci la cena; risultato: cena a domicilio. Verso la mezzanotte c’è stato un gran trambusto: polizia, ambulanze e pompieri a sirene spiegate. Pare che abbiano messo una bomba a 500 metri da noi: i soldati avevano ragione!

Mercoledì 3, alle 7,30 di mattina la partenza per Socotra – aereoporto di Hadibo. Socotra spunta dal mare all’improvviso dietro una cortina di nuvole: sembra un
isola incantata: mare smeraldo, alte montagne, dune bianchissime e spiagge infinite. Da terra tutto è diverso, tipico paesaggio arido e polveroso ma anche quello ha il suo fascino. Il tempo è caldo umido ed il cielo sereno. La logistica è essenziale: case spartane in pietra, niente illuminazione stradale, strade non asfaltate, polvere dappertutto e una moltitudine di gente per le strade, moltissime donne completamente coperte, il fascino dei paesi arabi. Dopo un giro nel souk di Hadibo (la capitale, poco più di un paesone), ci organizziamo per i prossimi giorni. Abbiamo preso contatto con Francesca, la studiosa italiana dell’università di Pavia che, con il prof. Fasola, segue un progetto naturalistico sull’isola. Con lei ci organizzeremo per una punta nel sud dell’isola. Staremo via fino a domenica cercando di raggiungere la grande dolina e gli imbocchi in parete che avevamo individuato sulle carte e immagini satellitari. I telefoni in quella zona non ricevono e quindi saremo isolati per tre giorni. Abbiamo tutto: materiali per il campo, viveri ed entusiasmo…