4 feb 10

Città del Messico, e come al solito siamo pieni di bagagli che rompono i c……i,  e piove, e fa freddo, e c’è il traffico (abbiamo saputo che nell’ora di punta circolano 5 milioni di macchine), e si parla col tassista delle solite scemenze… insomma il solito rientro. Un film visto centinaia di volte. Puntatina veloce al mercato dell’artigianato e poi andiamo dall’altra parte della città dove siamo invitati a cena da Gonzalo. Mentre mangiamo cose buonissime e tracanniamo litri di vino i nostri anfitrioni ci spiegano che il film sulla Cueva de Los Cristales è andato benissimo e che addirittura uscirà in un importante filmfestival a marzo, e sarà presentato ufficialmente in una serata a Città Del Messico nell’estate. Ci dicono che sarebbe molto bello, oltre che opportuno, che ci fosse anche una nostra rappresentanza. Concludiamo con un’ottima tequila che ci da la mazzata finale, anzi semifinale. Rientrati in albergo verso mezzanotte, dopo aver legato Mauro che voleva finire la serata in qualche bettola malfamata dove suonano i mariachi ed instupidirsi fino a mattina, non troviamo niente di meglio da fare che comprare l’ultima bottiglia di vino e lavorare coi pc per foto, mail e non so cos’altro. Visti i risultati disastrosi decidiamo di svenire. Domani ci aspetta il solito lungo rientro, passamano di bagagli improponibili, discussioni con le hostess al check-in per il sovracarico… altro film gia visto.

 
E vai di Tequila (foto M. Lampo)

E vai di Tequila (foto M. Lampo)

El Presidente "Vaquero" (foto G. Boldrini)

El Presidente "Vaquero" (foto G. Boldrini)

casa Gonzalo (foto M. Lampo)

Casa Gonzalo (foto M. Lampo)

Bon ton a tavola  (foto E. Procopio)

Bon ton a tavola (foto E. Procopio)









3 feb 10

Oggi siamo scesi all’Inferno, letteralmente. I racconti di Giovanni su quello che ci aspetta aumentano la tensione e la voglia di andare a recuperare  il bidone con dentro l’apparecchio che ha registrato dati per 4 anni, lasciato in una galleria a -590 a 48° gradi con acqua.

Posto da record di permanenza in ambienti caldi, così dice lui. Siamo bambini che giocano col fuoco.

La sosta a Cristales per lasciare un termometro diventa un proforma. Si scende, la macchina percorre l’intricato dedalo di gallerie che diventano sempre più strette e lugubri man mano che ci avviciniamo. Soprattutto sempre più calde.

Dopo numerosi tentativi riusciamo a trovare la strada giusta. Lasciamo la macchina e ci avviamo a piedi. Superiamo una frana di detriti e percorriamo una galleria allagata, l’acqua arriva quasi all’inguine ed è caldissima, al limite della sopportazione. Il caldo è bestiale, non può andare peggio di così, penso. Mi sbaglio, dopo una sosta per recuperare e coordinarci (abbiamo solo pochi minuti per recuperare l’apparecchio e cercare di fare foto) entriamo in un ambiente chiuso al lato della galleria. Li è l’Inferno: un posto apocalittico, possente, la temperatura si alza ancora, è un cazzotto in piena faccia, l’acqua che cade dal soffitto è bollente.

Provo a togliermi la maschera per un attimo, pazzesco. Ci muoviamo come fantasmi, alieni, sembra un film al rallentatore, i movimenti sono lenti ma precisi, una stupidaggine qui e ci lasci le penne. Riusciamo a fare tutto e torniamo indietro.

Le gallerie che prima ci sono sembrate calde e ostili ora sono il paradiso. Rientriamo a Cristales per fare gli ultimi punti di misura della temperatura.

Ci sediamo in silenzio, un ultimo saluto alla grotta. Se conoscerla è stato emozionante, lasciarla di più; troppo personale per parlarne.

Gaetano

La galleria per l'Inferno

La galleria per l'Inferno allagata da acqua bollente!

Galleria per l'Inferno

Galleria per l'Inferno

L'inferno e il mitico bidone con i campioni

L'inferno e il mitico bidone con i campioni

Si recuperano i campioni

Si sistemano i campioni nelle valigie GTLIne









2 feb 10

Secondo giorno a Cristales. Il lavoro programmato è stato completato con il recupero dei dati di monitorazione ambientale e riposizionamento degli strumenti al suo interno, il tutto documentato da foto. Sono state effettuate tre entrate giornaliere di circa 20′ minuti cadauna, con una puntata alla strepitosa sala degli specchi.

Ieri è stato il battesimo in Cristales per tre di noi. Tutto bene, la grotta ci ha dato un’amorevole benvenuto. Sull’onda delle fortissime emozioni assolutamente indescrivibili a parole (quindi manco ci proviamo, perché non esistono foto ne filmati che tengano), siamo entrati e usciti senza particolari sforzi. Oggi sicuri e spavaldi pensavamo di poterla girare con i pattini in costume da “tellinaro”. Non è stato così, in maniera non tanto amorevole ci ha ricordato quanti e quali sono nostri limiti e quali sono le forze in gioco al suo interno, forze assolutamente schiaccianti. Una minima leggerezza, un dettaglio trascurato, un scelta non ponderata, in Cristales può costare cara, e lo sa bene Gaetano che al secondo giro ha faticato non poco, usando un eufemismo, per uscire. Le spiegazioni alla prossima puntata, ora siamo troppo sfatti.

Segnaliamo invece una novita sullo stato della grotta. In alcuni punti è comparsa acqua su il fondo che si deposita tra i cristalli. Nella foto Giovanni effettua un campionamento.

Il campionamento in Cristales (foto G. Boldrini)

Il campionamento in Cristales (foto G. Boldrini)

La giornata si è conclusa con l’inventario di tutto il materiale che in questi anni abbiamo portato a Naica. Le forti sollecitazioni d’impiego hanno decisamente lasciato il segno su alcune attrezzature che ora attendono le amorose cure di Cagiu per tornare come nuove.

Domani ci aspetta l’ultima entrata di questa giro a Naica con la discesa all’Inferno, e il nome è tutto un programma, per recuperare i campioni di gesso in crescita. L’inferno si trova a -590 ed è ancora più caldo di Cristales. Sarà uno spasso.

Enzo e Gaetano









30 gen 10

Questa settimana è partita una spedizione leggera diretta a Naica, ormai l’undicesima della serie.
Il suo scoto è quello di definire i termini delle attività future del Projecto Naica, che ormai può essere considerato concluso nella sua prima fase, quindi recuperare i dati della monitorazione ambientale che stiamo realizzando con l’appoggio della Allemano Metrology, e fare un inventario del magazzino locale.
Vi partecipano tre soci (Badino, Boldrini, Procopio) e un nostro collaboratore esterno, cui si affiancheranno in zona anche la socia messicana Davila e l’espertissimo Villasante, il tecnico di C/Produciones che ha realizzato la robotica per realizzare i film in Cristales.
Il periodo operativo sarà limitato a due giorni (1 e 2 febbraio) dopo di che il gruppo rientrerà per riunioni a Città del Messico e poi in Italia.









14 gen 10

Una goccia, poi un’altra, e un’altra goccia ancora. Lo stillicidio si chiama così proprio perché non si interrompe mai, e non smettono di formarsi colate, stalattiti e stalagmiti. E, oltre che incrostare le resistenze nelle nostre lavatrici, si ispessiscono anche i calcoli delle nostre fantasie. Non basta un viaggio per togliersi l’appetito, non ne bastano dieci per imparare i posti né cento per non pensarci più. Anzi è un male che si cura con lo stesso male. Quindi che si fa? Si riparte, ovviamente.

Chi segue questo blog sa che a novembre siamo stati in Chiapas, e sa pure com’è andata. Afflitti da problemi burocratici e di permessi, non abbiamo potuto approfondire le ricerche nella selva. Ma siccome non sempre i mali vengono per nuocere, ci siamo spostati a San Fernando, non lontano da Tuxtla. Lì il Grupo Jaguar, coordinato dal nostro socio Mauricio Náfate, nel 2001 ha esplorato la Cueva del Puercoespín, fermandosi su un sifone terminale. Invitati da Mauricio, abbiamo rivisitato il Puercoespin trovando diverse prosecuzioni, tra cui un lungo ramo discendente e attivo, con un bel pozzone da centoventi nuovo di pacca.
Quel posto è lì ad attendere, così come lo sono gli ingressi individuati nella selva…

Perciò stiamo pensando a una nuova spedizione, per tornare probabilmente già nei prossimi mesi.
Seguite il blog. Vi terremo aggiornati.

In viaggio verso la selva El Ocote (foto N. Russo)

In viaggio verso la selva El Ocote (foto N. Russo)









22 dic 09

Sono passati 15 anni dalla spedizione al Perito Moreno del 1995. Una missione molto impegnativa e ambiziosa. Tante persone, tantissimo materiale, con lo scopo principale di girare un documentario (poi uscito con il titolo di “Vortice Blu”), con tanto di riprese subacquee in cavità allagate; in quello che sembra essere il ghiacciaio più “carsico” della Patagonia.
I risultati furono notevoli, e non solo da un punto di vista documentaristico. Tra tutti, l’esplorazione di una cavità epidermica lunga più di un km, che tuttora è una delle maggiori grotte endoglaciali mai esplorate al mondo.
Ma cosa sarà successo al “nostro” ghiacciaio in questi quindici anni?
E’ una domanda che ci siamo posti spesso, testimoni dell’inesorabile ritiro dei ghiacciai alpini e dell’accentuarsi dei fenomeni di fusione superficiale, che sono all’origine dello sviluppo delle grotte nei ghiacciai.
Questo è il principale interrogativo che si pone la spedizione che partirà a febbraio diretta in Patagonia. Tra gli scopi c’è anche la prospezione di altri due ghiacciai vicini, il Mayo e l’Ameghino, che mostrano anch’essi una condizione morfologica adatta allo sviluppo di grotte e mulini.
Sedici persone, tra cui il nostro socio argentino Esteban Gonzales, più forse qualche ospite estemporaneo.
Il programma prevede dodici giorni di ricerche sui ghiacciai, probabilmente divisi in due gruppi. Il lavoro sarà gestito partendo da campi base posti sulla morena laterale, al riparo, per quanto possibile, dai terribili venti patagonici. Si tratterà soprattutto di cercare, esplorare, documentare e rilevare il maggior numero possibile di mulini.
I risultati non mancheranno e il Moreno ci regalerà sicuramente ancora molte sorprese, che vi racconteremo tra non molto su questo blog.

Il Perito Moreno

Il Perito Moreno