Gorner fronte 2020 con Britorn castore e Polluce e Liskam sullo sfondo

In questo 2020 segnato dalla dilagante pandemia del Covid-19 anche le attività di La Venta hanno subito un drastico rallentamento, tutti i progetti extra-europei sono ovviamente bloccati in attesa di un ritorno alla normalità. E’ in questo contesto di incertezza globale la mail di Alessio, in cui proponeva una 4/5 giorni sui ghiacciai svizzeri, è stata un lampo a ciel sereno!

 

Dal 16 al 20 ottobre è stato possibile realizzare un campo di 2 giorni sul ghiacciaio del Gorner e un’uscita giornaliera sul ghiacciaio Aletsch. Tra i sette partecipanti, ridimensionati rispetto agli 11 iniziali a causa delle restrizioni svizzere in materia di Covid-19, 3 soci La Venta e altri 4 speleologi fra cui componenti del “Progetto Speleologia Glaciale”.

  Gorner avvicinamento - Aletsch dove si insinua il torrente e finisce la nostra esplorazione

Gli obiettivi principali del campo sul Gorner sono stati due mulini denominati G6 e G7 situati a circa 2450m di quota a fianco della morena centrale più o meno a metà della zona pianeggiante del ghiacciaio. Queste due cavità glaciali erano già state esplorate alla fine degli anni ’90 e negli anni successivi e nonostante i recenti cambiamenti sempre più accelerati del ghiacciaio, continuano a riformarsi. Anche nel 2020 molti dei mulini che chiamiamo storici si sono riformati e fra questi anche il G6 e G7 individuati e posizionati durante una ricognizione di Alessio nel mese di agosto.
Il maltempo previsto inizialmente per il fine settimana si è presentato in anticipo rispetto alle previsioni, così venerdì 16 la situazione meteo era stabile e ci ha permesso di raggiungere il ghiacciaio a piedi risalendo da Zermatt in un paesaggio imbiancato da 15/20 cm di neve fresca.

 Gorner il Campo Base sul ghiaccio

Per quanto sia bella la neve bisogna comunque mettere in conto la difficoltà aggiunta quando si deve affrontare, con zaini da quasi 30 kg, la salita verso la fronte del Gorner, con passaggi in mezzo a pietraie e massi e placche di ghiaccio coperte di neve. I tempi di progressione previsti per raggiungere l’area dei mulini si è quasi duplicata e dopo 6 ore di cammino si è deciso di piazzare il campo un po’ più a valle. Fissate le tende nel ghiaccio con dei cordini tramite gli ancoraggi “abalakov” (unica soluzione su ghiaccio senza usare viti) ci siamo goduti il tramonto sul M. Rosa e Liskam e una rapida cena per poi rifugiarsi nel sacco a pelo attorno alle 20.30, quando ormai avevamo raggiunto una temperatura di -5°C!

 Gorner il Campo Base sul ghiaccio

Le fredde temperature notturne presagivano un netto cambiamento del meteo verso il bel tempo ed infatti al risveglio il cielo era libero da nuvole, scopriremo che si sarebbe mantenuto così fino alla fine del nostro giro! Raggiungiamo i mulini in un’oretta di cammino e ci dividiamo in due squadre: una per il G6 e l’altra al G7. Il G7 si presenta come una grande depressione, dove all’interno si trova l’ingresso del mulino. La bèdière è inattiva e quindi entriamo tranquillamente. Il pozzo è un po’ articolato e con tanta neve all’interno e sulle pareti. Si rivela un pozzo da 40m di profondità dalla cui base parte un meandro piuttosto largo. Il pavimento del meandro è cosparso di vasche e piscine piene d’acqua camuffate da un sottile strato di ghiaccio assolutamente da non calpestare. Passiamo per questo motivo più in alto perdendo diverso tempo per l’armo. Dopo qualche decina di metri il meandro diventa una galleria, molto bianca e “concrezionata”. L’esplorazione terminerà davanti ad un piccolo salto, sia per la mancanza di materiale d’armo che per il materiale scarseggia sia perché lo scorrimento dell’acqua (riattivatasi per l’irraggiamento solare) rende difficile la progressione in ambienti più stretti. Documentiamo con foto e rilievo e poi usciamo.

Gorner G6 lungo la forra 

Nel G6 la situazione si presenta simile, si tratta di una forra che si chiude dopo i 42 m di profondità con un bel pozzo da 20m, e circa 50 m di sviluppo, qui il meandro continua ma la situazione diventa decisamente acquatica e avendo solo 1 muta stagna decidiamo che le rocambolesche manovre di armo non valevano più la pena e che avevamo già inzuppato a sufficienza i nostri scarponi… e non solo quelli visto il tuffetto nell’acqua a 0°C di Luca, a causa dello sfondamento di una delle pozze.

Tornati al Campo ci attende un altro tramonto fantastico, ma appena se ne va il Sole la temperatura precipitata sotto zero velocemente è un incentivo a mangiare in fretta e a rifugiarsi in tenda molto presto. Domenica la buona sorte è dalla nostra e ci regala un’altra giornata spettacolare: aspettiamo il sole per smontare il Campo per poi scendere a valle.

Aletsch la galleria di sinistra

Data l’ora orami tarda si è optato per una notte in albergo direttamente a Fiesch per pianificare la salita del giorno dopo sul ghiacciaio dell’Aletsch e la Marjalensee, una delle grotte di contatto (che non si formano solo alle fronti!) più bella delle Alpi.

Il lunedì, agevolati dall’apertura molto presto della funivia, arriviamo in quota per goderci l’alba, grazie a degli zaini nettamente più leggeri rispetto al Gorner, in un paio di ore di camminata siamo di fronte all’enorme portale della cavità.

La fronte del ghiacciaio 

Arriviamo al grande portale verso le 10:30, e notiamo che c’è già un notevole afflusso d’acqua verso la grotta. Occhi puntati verso la volta e, ramponi ai piedi, ci infiliamo subito in grotta oltrepassando dei grossi blocchi di ghiaccio staccatisi dal soffitto e aggirando una maestosa colonna di ghiaccio. Scendendo, notiamo subito una galleria laterale alla sinistra del condotto principale, probabilmente formatasi per assottigliamento del ghiaccio sul bordo e dell'innesco di correnti d’aria calda. La percorriamo per diverse decine di metri ma ci fermiamo su un pozzetto da 12m. Decidiamo di tornare sulla galleria principale per continuare verso il fondo, l'ambiente è sempre grande e con molti “scallops” sul soffitto creati sempre dalla circolazione d’aria. Siamo dentro a un mondo blu in mille sue sfumature, un ambiente incredibile tra giochi di luce e riflessi. Il colore del ghiaccio così intenso e trasparente, è dovuto alla mancanza di bolle d’aria che fa ipotizzare che questo ghiaccio sia o molto antico o dovuto al congelamento di acque.

 Aletsch 2020 il portale e la scenografica colonna di ghiaccio

Continuiamo a seguire il torrente che scivola in forte pendenza verso il cuore del ghiacciaio, dopo alcune decine di metri dobbiamo fissare una corda di 15 m per superare un salto. Alla sua base la cavità si restringe e il torrente scompare in una galleria troppo piccola per essere affrontata senza delle mute stagne.

Per oggi questa è la fine dei giochi e solo con la fantasia possiamo immaginare il viaggio che farà l’acqua da questo punto fino alla fronte, situata diversi kilometri più a valle. Torniamo indietro con una squadra che effettua il rilievo topografico e l'altra documentazione fotografica. All'uscita troviamo Bernabè e la sua compagna, speleologi francesi amici di Alessio, che proprio da lui avevano saputo di questa bella grotta alpina. Sono pronti per entrare in grotta e gli raccontiamo della galleria laterale che poi alla fine non abbiamo finito di esplorare.

Gorner Pozzo da 20 m

Ci racconteranno poi via e-mail di aver sceso il p12 del ramo laterale e esplorato altri 100 metri di grotta per poi riuscire nuovamente all’esterno più a valle. Probabilmente, con l'assottigliamento del ghiaccio l'anno prossimo questo ramo scomparirà … è il bello e il brutto di questo mondo fluttuante… così affascinante quanto effimero.

Aletsch vista alla base del salto di roccia e la cupola di ghiaccio blu elettrico e trasparente

Luca Gandolfo e Paolo Testa

Partecipanti: Alessio Romeo, Paolo Testa, Marco Mecchia, Luca Gandolfo, Roberto De Marco, Letizia Tassi, Daniele Radaelli

Sponsor: Ferrino, Scurion, Amphibious

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