Nel momento in cui ci prepariamo a lasciare l'isola di Palawan, riassettiamo i materiali con un sentimento che non è certo quello di un addio. Abbiamo il grande piacere di affidare integralmente le mansioni al maturo gruppo locale PSG (Palawan Speleological Guild). Gli straordinari scenari offerti dall’immensità della grotta e l'autentica collaborazione nata con i Filippini, gruppo che opera autonomamente come fossero un braccio di La Venta, evidenzia come un progetto esplorativo a diecimila chilometri di distanza e sette ore di fuso orario, possa sopravvivere autonomamente anche senza la nostra presenza. I continui contatti e le strategie comuni hanno di fatto aperto in questi ultimi due anni di intraprendenza del PSG i tanti attesi risultati.

 

 
Grazie ad una forte intesa con il PSG e Jones Tabujara presidente del gruppo, la grotta a monte del sistema ha avuto sviluppi notevoli, nel contempo altre ipotesi ci stanno rivelando la chiave per nuove avventure esplorative. Guardando le dimensioni dell’Underground River che supera i 35 km di sviluppo, possiamo facilmente intuire quanti siano ancora i rami che attendono di essere esplorati. Ma una delle zone più importanti della cavità è quella che riceve gli apporti idrici a monte e che conosciamo come Daylight, obbiettivo di questa spedizione congiunta. Lo spettacolare ingresso alto del sistema è sede di uno dei principali affluenti ipogei del sistema, che ha origine dalla cattura del rio Cabayugan presso un importante inghiottitoio. La logistica è stata ben organizzata dai locali con l’appoggio di Dennis Andrew Golez con il suo mezzo privato, ha visto la preziosa collaborazione del PAMB (Protected Area Management Board) ente che gestisce l’area protetta, che ha offerto mezzi e guardia parco.

 

 
Sette italiani e altrettanti filippini impegnati alla movimentazione di materiali, presente anche un contadino con il proprio Carabao, il bufalo d’acqua attrezzato di slitta tradizionale. Attraverso le risaie siamo giunti al campo “Paroparo” (in lingua locale Falena), arredato presto da ogni comfort, tende e colorate amache. Paroparo è un grande riparo roccioso che si apre sulla foresta dalla bellezza tipicamente tropicale, che ci ha accolti durante i nove indimenticabili giorni di permanenza. Un luogo quasi sacro per ritrovarsi tutti insieme, scambiare idee e rifocillarci dopo una dura giornata in grotta, accogliente anche in ragione della stagione secca che ci ha sollevati dai molteplici disagi vissuti in precedenti spedizioni dal clima piovoso. La presenza di un fiume e una sorgente ha semplificato non poco la permanenza. Le notti miti ma tutt’altro che silenziose sono trascorse al ritmo di una vita inarrestabile, tra volpi volanti che ci hanno bombardato le tende di semi rosicchiati, rospi, rane e grilli di ogni tipo, e all’alba il solito risveglio nella confusione di miriadi di uccelli, scimmie, scoiattoli volanti e particolari grilli che cantano con l’intensità impensabile di allarmi impazziti.

 

 
Mentre in Italia la pandemia per il Corona virus cresce da nord a sud, i nostri amici Fabio e Ilenia vedono purtroppo cancellato il loro volo per raggiungerci. A Palawan le giornate scorrono allegre e senza allarmismi, ancora più distese per noi che siamo immersi nella tranquillità totale della natura. Abbiamo un carico di nuovi impianti led per i filippini e una mole di attrezzature tecniche, strumenti di misura, trapano, corde, imbraghi ecc., offerti da amici e associazioni per il gruppo locale. La prima attività in grotta è stata quella dell’attrezzamento di un nuovo ingresso trovato dai filippini, che ha reso notevolmente più semplici le discese nell’Underground River rispetto alla via classica del Daylight utilizzata in precedenza. Successivamente armiamo una risalita in artificiale e raggiungiamo presto un ramo ben visibile che si apre nelle grandiose gallerie poco a monte del Daylight. L’idea è quella di passare per le vie fossili, evitando l’acqua che fa da regina in questa grotta. Le zone superiori ricche di fauna si sono presentate a noi con belle gallerie, lungo un percorso intervallato da pozzi da traversare e da discendere. Il guano, il fango, gli insetti e il caldo umido, hanno reso complicate questa progressione molto tecnica. Un interessante intrico di gallerie, alcune delle quali si connettono direttamente con l’attivo. Qualche giornata è stata dedicata anche al recupero di strumenti di misura lasciati dalle spedizioni precedenti lungo la grotta e alla documentazione di varie morfologie prodotte dal guano sulle superfici rocciose (Guano Holes).

 

 
L’ecosistema interno ci ha sbalordito ancora una volta per la ricchezza di specie animali, e dopo il tramonto ha inizio un fenomeno che ogni volta ci toglie il fiato, mentre attraversiamo a nuoto enormi sale gremite da decine di migliaia di Salangane confuse in volo, che emettono assordanti schiocchi del loro rudimentale sistema di navigazione nella totale oscurità, uno spettacolo inatteso e scioccante per chi non conosce questa grotta. Il livello minimo stagionale dei laghi presenti nei rami attivi in esplorazione, ci ha permesso di entrare in nuove diramazioni grazie a brevi ed emozionanti immersioni in apnea. Le morfologie freatiche ci hanno accompagnati lungo queste zone scolpite da forme eccezionali, con gli scallops che decorano ogni superficie sulla roccia viva, lucente e compatta.

 

 
Scoperte entusiasmanti immersi in queste acque fresche, che senza il comfort di una muta umida hanno garantito non pochi brividi alla squadra degli amici filippini fortemente determinati. Il gruppo locale ha proseguito il lavoro di rilievo topografico dei rami allagati, mentre noi ci siamo occupati di attrezzare con corde i percorsi e altre risalite in artificiale e in libera, documentando con foto e video le nuove parti. Momenti piacevoli che hanno fatto anche pulizia delle attrezzature per qualche ora, spesso imbrattate di fango e guano, l’occasione giusta per sentire un fresco ristoro in questa grotta bollente. Il calendario delle attività è stato programmato giorno per giorno, una gestione semplificata che ci ha fatto gustare senza stress la nostra presenza in un ambiente così unico. L’ultimo giorno utile abbiamo dedicato le nostre energie ad un’altra risalita, posta in un ramo acquatico presente nella grotta attiva dell’Inflow, cavità esplorata dagli amici del PSG connessa con l’importante inghiottitoio del Rio Cabayugan. Due chilometri di gallerie che risultano molto vicine alla zona attiva esplorata sotto il Daylight e interconnesse di sicuro dal reticolo sommerso, lungo questi ambienti ritroviamo le stesse intriganti morfologie e la presenza di rami sifonanti che celano sicuramente altri collegamenti con nuovi affluenti.

 

 
Il reticolo freatico a sud dell’Underground River resta ancora inesplorato e appare in questo momento una delle zone più intricate della grotta, per la necessità di essere esplorata con tecniche speleosubacquee. La zona di calcari che si estende a sud della grotta ha una superficie di oltre sette chilometri quadrati, un grande potenziale di sviluppo per tutto il sistema. La vista che ci regala il drone durante i voli, offre motivi di spunto per esplorare un terreno che risulta complicato da attraversare, in cui sono visibili imponenti fenomeni superficiali come pozzi e profonde doline, che in tante altre spedizioni passate si è tentato di raggiungere, ma con pochi risultati. La linea di ricerca in questi nuovi rami all’estremità alta del sistema, apre interessanti scenari penetrando finalmente sotto l’area carsica contigua e idrologicamente connessa con la grotta. I nostri amici filippini intanto proseguono nella ricerca, e noi ci prepariamo per poterli raggiungere al più presto.
 

 
Partecipanti: Alfredo Brunetti, Carla Corongiu, Vittorio Crobu, Carolina Maimone, Igor Marini, Andrea Meloni, Patrizio Rubcich, Noel "Jones" Tabujara, Edralin Orpilla, Bebim Jala, Luisito Celino, Jered Maquitoque, Rymond Camron, Solomon Calago, Dennis Andrew Golez, Arnold Magallanes, Bobby Nasuduan, Gullermo Celino.
 
Ringraziamenti: Elisabeth MacLane, PAMB, Associazione Speleologica Progetto Supramonte, Matteo Casula, Salvatore Manca, Gruppo Archeo Speleo Ambientale Urzulei, Andrea Argiolas “Argolamp”, Fabio Giannuzzi, Ilenia D’Angeli.
 
Sponsor: Amphibious, Ferrino, Gaibana, Insula, Italcrane, Mondolavoro, Mytho, Scurion, SRC.

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