Le lezioni pratiche sono iniziate ieri, utilizzando come palestra l’arco naturale che dà il nome al rancho. Un gruppo ha provveduto al riarmo della cueva del Naranco, un traforo di 3 km che nei prossimi giorni sarà visitato dall’allegro gruppo di istruttori e allievi. Domani intanto, per prendere confidenza con la verticalità, si caleranno nel sotano del Quetzal, profondo cinquanta metri.
Anche i ragazzi tornati dall’Ombligo stanno bene, seppure provati da due intense settimane di selva. Ma forse più che provati, sarebbe meglio dire: ricaricati. Alcuni di loro stanno già esplorando un sifone presso la colonia Lazaro Cardenas. In una grotta che ovviamente continua alla grande.
E piovono segnalazioni.
– Io conosco un ingresso qua.
– Io invece, dietro quella collina, a mezzora di cammino, mi ricordo un portale buio.
– E io, io vi porto sull’orlo di un pozzo enorme, profondo sicuramente più di cento metri.
Che dire. Laggiù, sul limitare della selva El Ocote, tutto procede per il meglio. E il gioco promette di durare ancora a lungo.
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