Tag: Patagonia



29 mar 10

Ecco una breve relazione che riassume obiettivi e risultati della spedizione recentemente rientrata dalla Patagonia:

È stata una delle migliori spedizioni mai fatte, a mia memoria direi la migliore in assoluto. Pensata come ricognizione, ha ottenuto risultati di gran lunga superiori su un territorio molto più vasto del previsto e, grazie all’appoggio locale – a sua volta legato ad un buon lavoro, e molte spese, durante le spedizioni passate – si è interamente autofinanziata.

Sicurezza. La prima osservazione riguarda quello che nelle chiacchierate iniziali è stato indicato come l’obiettivo più importante della spedizione, che è stato raggiunto: nessuno si è fatto male in modo serio nonostante che 18 persone di varia esperienza si siano esposte per due settimane ad ambienti molto infidi e spesso trasportando grossi carichi. Questo è merito individuale d’ogni singolo partecipante.

Partecipanti

Oltre al merito di aver curato la propria sicurezza, va dato atto che l’impegno profuso è stato notevole da parte di tutti, proporzionalmente alle capacità. Da questo punto di vista si sono mostrati ingiustificati i dubbi che serpeggiavano prima della partenza, legati ad un eccessivo allargamento ad esterni, e proprio nell’ambito di una spedizione del tipo meno adatto, dato che la speleologia glaciale è troppo pericolosa per fare test attitudinali. Diciamo che questa spedizione ha decisamente ampliato la base di potenziali collaboratori per le spedizioni future.

Coordinamento

Tutto ciò che è stato progettato (tempistica, movimenti, obiettivi) ha funzionato bene, grazie a progetti ragionevoli e calibrati sui partecipanti, ad un po’ di fortuna ma soprattutto all’appoggio delle istituzioni, locali e nazionali. In particolare è stato decisivo avere avuto la piena collaborazione dell’Instituto Nacional del Hielo Continental Patagonico.

La collaborazione con la Società Meteorologica Italiana – un grande grazie a Daniele –, è stata utile in questo caso di meteo in genere favorevole, e ancor più utile è stata rodarla perché nelle prossime spedizioni sarà assolutamente essenziale conoscere con anticipo l’arrivo di eventi meteo seriamente avversi.

..Continua a leggere..







10 mar 10

Observan grandes cambios dentro de los Glaciares è il titolo dell’articolo apparso nei giorni scorsi sul sito argentino Ahora Calafate dove sono state pubblicate le foto della conferenza realizzata a fine spedizione (con proiezione di foto e video) e dove è possibile ascoltare in streaming l’intervista a Tono e Leonardo realizzata da Radio FM Dimension, la radio di El Calafate.







5 mar 10

Ecco una breve anteprima del video del Progetto Ice Caves 2010

 







3 mar 10

Di ritorno a El Chalten dopo quattro giorni di marcia forzata sotto zaini stracarichi, troviamo finalmente il tempo di raccontare il giro del Viedma.

25 febbraio.

Dopo la mattinata a vedere in barca la fronte del ghiacciaio,un giro turistico che non esisteva fino a pochi anni fa, partiamo in otto da El Chalten verso Laguna Toro. Stiamo ancora scontando i postumi della serata alla Casa de Piedra, dove abbiamo festeggiato il compleanno di Elvio Gaido, assieme alla moglie Carina. Una coppia straordinaria che ha fatto la storia di questo paese di frontiera, e che ieri sera non ha lesinato né sul cibo né sul vino: un fantastico Syrah argentino che deve ancora probabilmente lasciare del tutto le nostre menti annebbiate. Tra preparativi e permessi siamo in cammino alle cinque del pomeriggio e nonostante vi sia luce fino a tardi, alle 10 di sera siamo costretti ad accamparci a circa un’ora dalla meta.
Il luogo è bellissimo e abbiamo ancora negli occhi l’immagine del Cerro Torre che ci ha accompagnato per un lungo tratto do cammino.

26 febbraio.

Alle 11 siamo a Laguna Toro, dove tra gli alberi del campo, sbatte furiosamente una tenda vittima del vento notturno. Da qui in avanti restiamo in 6: Ely accusa un forte dolore alla schiena e alla gamba destra, sicuramente dovuto ad un’infiammazione del nervo sciatico, che un’iniezione di Tora-doll riesce a lenire ma non certo a risolvere considerando i dislivelli e gli sforzi che ci attendono. Valerio si ferma con lei e noi riprendiamo il cammino verso il mitico Passo del Viento.
Costeggiamo la Laguna Toro, risaliamo una stretta valletta e raggiungiamo la laguna Turquesa il cui nome non è stato dato a caso. Da qui bisogna attraversare il Rio Tunnel con una Tirolese tirata fra le pareti della gola. Passare sopra le rapida rabbiose che forzano per scorrere nel punto più stretto è un’esperienza anche per chi, come noi, è abituato a godere del vuoto.
Traversiamo la parte bassa del Glaciar Tunnele e poi iniziamo la lunga, lunga salita al passo del Viento a 1400 metri di quota.
Ad accoglierci un muro d’aria quasi impenetrabile. restare in piedi non è scontato ed una volta di più ci rendiamo conto di quali forze immani siano perennemente in gioco in questi luoghi sconfinati.
In attesa dei compagni che stanno salendo faccio la cosa più effimera che si possa pensare di fare qui: mi accendo una sigaretta, che sparisce nel nulla nel giro di pochi secondi. Dietro di noi il Ghiacciaio Rio Tunnel, davanti a noi il più grande dei ghiacciai dello Hielo Continental Sur. Il Viedma è ancora lontano ma già ci fa capire immensità e distanze. Scendiamo dal Passo del Vento ed in circa un’ora raggiungiamo il Rifugio Viedma: un piccolo bivacco con spazio per una decina di persone, un tavolo e due panche. Lo condividiamo con Gustavo, una guida di El Chalten ed i suoi due clienti, una coppia di Trento. I cibi disidratati, il pane ed il formaggio che ci trasciniamo dietro riempiono la sera e placano la fame. A chiudere un goccio di rhum che abbiamo fortunatamente deciso di non lasciare ad El Chalten.

27 febbraio.

Il tempo continua a regalarci giornate straordinarie, come è raro vedere in questa parte di Patagonia. Entriamo sul ghiacciaio dopo 2 ore di marcia dal rifugio. Il grande Viedma è sempre il più grande, ma anche lui è arretrato, cedendo in questi anni pezzi significativi sotto l’incalzare di estati caldissime: ora raggiungerlo è più lungo e complesso. Entriamo sul ghiaccio nero di detrito passando sopra un ponte, relitto di grotte subglaciali che lo stanno attaccando ai fianchi. passiamo fra detrito e piccoli mulini sul cui fondo si sente scorrere acqua. C’è acqua dappertutto, in superficie ed in profondità, ma la progressione è piuttosto agevole anche senza ramponi.
Entriamo verso sud-ovest per oltre 3 km, alla ricerca di un grande fiume centrale e del suo inghiottitoio; sappiamo che c’è o perlomeno che c’era fino a qualche anno fa, quando sbarrò la strada ad un gruppo di alpinisti inglesi che stavano tentando la traversata del ghiacciaio. Troviamo mulini e meandri, attivi e fossili, ma la strada verso il centro del grande fiume ghiacciato è ancora lunga, molto lunga e noi non abbiamo tempo a sufficienza.
Torniamo sui nostri passi, e prima di uscire sulla morena entriamo in un mulino piccolo ma di straordinaria bellezza. Il ghiaccio è totalmente trasparente, sembra di essere in una sala degli specchi…
Al rifugio Viedma ci attende una specie di accampamento. Sono arrivate varie comitive di turisti accompagnati dalle guide di Chalten.
Scambiamo utili informazioni sul ghiacciaio e sul percorso che ci attende domani; chiediamo se hanno qualche notizia sul terremoto in Cile, ma ne sanno meno di noi.

Il Ghiacciaio Viedma

Il Ghiacciaio Viedma

28 febbraio

Iniziamo il ritorno. Il punto cruciale è Passo Huemul da cui si scende quasi verticalmente per 750m di dislivello. Il sentiero corre a mezza costa sopra il lato sinistro del ghiacciaio, che non perde occasione di farci capire le difficoltà di percorrerlo ed esplorarlo.
Il sentiero inizia a salire verso il Passo Huemul e così fa il vento. Pensavamo di avere sperimentato il “vento”, ma ci sbagliavamo. Il Vento è questo, è quello che ci fa cadere e che ci solleva, quello che si prende gioco dei nostri goffi tentativi di resistergli. Per fortuna l’abbiamo alle spalle, altrimenti dovremmo salire strisciano a terra su mani e ginocchia. Sul passo molliamo gli zaini dietro ad un roccione e giochiamo a fare da vela. Provo a saltare e mi trovo due metri più indietro. Mi butto in avanti ed il muro d’aria è duro come pietra…
La discesa da Passo Huemul è una serie infinita di fitte alle ginocchia ma presto si diluisce su prati e bassa vegetazione. Ci accampiamo per la notte vicino alla spiaggia di Capo de Hornon sul Lago Viedma. Diamo fondo al Rhum e ci stringiamo nelle tende battute dal vento. Domani la barca di Patagonia Avventura passerà a prenderci, di ritorno dal giro turistico sulla fronte del ghiacciaio. Potremmo farcela a piedi fino a Bahia Tunnel, ma sono altre sei ore di cammino ed i piedi cominciano a protestare. Abbiamo camminato quattro giorni ma il grande ghiacciaio lo abbiamo appena annusato. Chissà se e quando potremo davvero incontrarlo.

Panorama del Viedma

Panorama del Viedma







27 feb 10

La giornata del 25 l’abbiamo dedicata all’avvicinamento al ghiacciaio.

Sveglia alle 7, dopo colazione smontiamo il campo, e lo trasferiamo 45 minuti di cammino più avanti in direzione del ghiacciaio. Riallestito il nuovo campo ripartiamo alle 9,30 con lo scopo di tracciare un percorso che ci permetta di raggiungere l’Ameghino.

L’impresa appare da subito poco scontata. Il primo passaggio chiave viene battezzato “Welcome to Ameghino”, è un traverso su parete a pelo d’acqua che Omar ha l’onore di percorrere da primo. Poco prima dell’arrivo si indiviuda una splendida spiaggia che potrebbe diventare un ottimo campo base per una prossima spedizione. L’idea generale è che l’accesso al ghiacciaio potrebbe essere semplificato traversando il lago con delle imbarcazioni gonfiabili. Una volta giunti a destinazione raggiungiamo la morena mediana e la risaliamo per circa un chilometro. Al cambio repentino di pendenza ci troviamo di fronte ad una zona fortemente crepacciata che ci costringe a tornare a valle ma localizziamo e fotografiamo alcuni bei mulini.

Ormai si è fatto tardi e decidiamo per il rientro, anche perché il meteo, bellissimo per tutta la giornata, sta volgendo al brutto. Diffatti durante la notte vento e acqua martellano le nostre tende che si schicciano sotto la forza delle intemperie, disegnando i profili degli occupanti.

La mattina, nonostante il vento, decidiamo di dividerci in due squadre di lavoro composte da tre persone ciascuna.

Leo, Giampaolo e Omar risalgono il ghiacciaio con lo scopo di superare la zona crepacciata ed aprire un percorso verso il Col dell’Ameghino, che da immagini satellitari mostra interessanti fenomeni carsici. Rallentati dalle forti raffiche di vento da 150 km/h raggiungono l’obiettivo dopo circa quattro ore, passando alla base dell’imponente parete sud del Cerro Fantasma.

Nel mentre, Silvia, Michele e Filippo, armano e scendono i mulini visti il giorno prima, documentandoli con foto e rilievo. Particolarmente emozionante la discesa del terzo e ultimo mulino della giornata: un pozzo profondo circa 50 metri che si perde nel blu, la cui discesa al fondo è resa impossibile dall’enorme quantità d’acqua che vi si getta.

Verso le 18 le due squadre si riuniscono e rientrano al campo, dove trovano ad accoglierli Beppe e Ryow con la cena fumante.

Silvia Arrica

Comunicazione telefonica ricevuta il 27/02/2010 alle ore 20,03 locali (16,03 in Argentina)
con satellitare Iridium/Intermatica






25 feb 10

Il sole del tramonto illumina le cime delle montagne che circondano il Lago Ameghino. È un sole caldo e accogliente che ci regala luci e colori di impareggiabile bellezza. Il ghiacciaio giace davanti a noi adagiato sul suo letto di roccia. Non è maestoso come il vicino Moreno, ma incastonato tra queste scure montagne, veste di un’eleganza unica. Dalla stretta fronte sale ripido verso lo Hielo Continental che si pone come barriera invalicabile sullo sfondo, pareti verticali completamente ricoperte di ghiaccio. Più vicino a noi il Cerro Fantasma che dalla sua vetta ancora inviolata ci guarda solenne.

Nel lago gli iceberg sospinti dal vento proseguono il loro breve viaggio fino ad adagiarsi sulla morena di valle, oltre la quale si estende l’arida piana preglaciale che conduce fino al Lago Argentino.

Abbiamo allestito il campo in questo luogo incantato dove la natura regna padrona. Ci comunica la sua grandezza col silenzio che ci circonda, interrotto di tanto in tanto da potenti boati causati dal distaccamento dei blocchi di ghiaccio dal fronte ed alcune seraccate sospese.

Il vento è calato, gli arbusti di El Calafate sono carichi di frutti maturi, simili a piccole mele riunite in abbondanti grappoli. È una sensazione di calma assoluta, quella di stare qui seduti ad osservare, annusare, ascoltare, sentire quello che ti circonda. Abbiamo passato tutto il giorno a camminare con carichi pesanti sulle spalle, mangiati dalle zanzare, per cercare di avvicinarci il più possibile al fronte del ghiacciaio Ameghino, ed ora ci godiamo questo attimo di tranquillità in attesa di provare a raggiungere domani il cuore del ghiacciaio.

Filippo Serafini

Il gruppo sull’Ameghino è composto da otto persone: Leonardo, Beppe, Giampaolo, Ryow, Silvia, Omar, Michele e Filippo.

Comunicazione telefonica ricevuta il 25/02/2010 alle ore 14,35 locali (10,35 in Argentina)
con satellitare Iridium/Intermatica