Tag: Natalino Russo



14 gen 10

Una goccia, poi un’altra, e un’altra goccia ancora. Lo stillicidio si chiama così proprio perché non si interrompe mai, e non smettono di formarsi colate, stalattiti e stalagmiti. E, oltre che incrostare le resistenze nelle nostre lavatrici, si ispessiscono anche i calcoli delle nostre fantasie. Non basta un viaggio per togliersi l’appetito, non ne bastano dieci per imparare i posti né cento per non pensarci più. Anzi è un male che si cura con lo stesso male. Quindi che si fa? Si riparte, ovviamente.

Chi segue questo blog sa che a novembre siamo stati in Chiapas, e sa pure com’è andata. Afflitti da problemi burocratici e di permessi, non abbiamo potuto approfondire le ricerche nella selva. Ma siccome non sempre i mali vengono per nuocere, ci siamo spostati a San Fernando, non lontano da Tuxtla. Lì il Grupo Jaguar, coordinato dal nostro socio Mauricio Náfate, nel 2001 ha esplorato la Cueva del Puercoespín, fermandosi su un sifone terminale. Invitati da Mauricio, abbiamo rivisitato il Puercoespin trovando diverse prosecuzioni, tra cui un lungo ramo discendente e attivo, con un bel pozzone da centoventi nuovo di pacca.
Quel posto è lì ad attendere, così come lo sono gli ingressi individuati nella selva…

Perciò stiamo pensando a una nuova spedizione, per tornare probabilmente già nei prossimi mesi.
Seguite il blog. Vi terremo aggiornati.

In viaggio verso la selva El Ocote (foto N. Russo)

In viaggio verso la selva El Ocote (foto N. Russo)







22 nov 09

«Il grottone scorre placido e ampio qualche metro sotto il campo, trafora i cerros, propaga i suoi rami come le radici del mamey. E proprio come le diramazioni vegetali, è invisibile. Vaghiamo da giorni nel fango di questi sentieri per cercarne gli ingressi, ma il vuoto si beffa di noi. Siamo in piedi già alle sei, spinti dall’insonnia da fuso orario; poco dopo l’alba facciamo le squadre sorseggiando un caffè intorno al fuoco: quattro andranno verso le terre lontane di Tres Marías insieme a due guide; qualcuno cercherà di individuare un grottone segnalato nei pressi del rancho Valle Acosta; qualcun altro caricherà i pesanti zaini su un cavallo e si avvierà verso nord, nella zona cosiddetta della Soledad, per montare un campo avanzato e tentare di raggiungere la mitica confluenza tra il Rio Negro e il Rio La Venta. La Junta, il sogno di arrivarci in due giorni attraversando la foresta da sud a nord, per una pista da aprire a colpi di machete. Grandi scarpinate, chilometri e ore di sudore. Ma il lavoro pesante lo fanno le guide, instancabili, aprono varchi nel groviglio vegetale, affettano liane per berne l’acqua dolcissima, inseguono gli animali buoni da mangiare e schivano quelli che potrebbero mangiare noi. Nauyaca letali e imponenti boa, lucertole e migali, formicai brulicanti di pruriti, zanzare che non danno tregua. Qualche volo di colibrì. E poi fango, fango, fango.

La radura è attraversata da un torrente che si perde in un buco impraticabile laggiù, poi riemerge a valle e viene nuovamente inghiottito. Una gruviera, però inaccessibile. Tasselli del grande mosaico che c’è qui sotto. Che ci deve essere. La Grande Grotta è un millepiedi gigante a testa in giù, le sue zampette affiorano nella terra bagnata, molle e fradicia di pioggia. Il miriapode procede nella selva, attraversa lentamente il calcare. Col suo multipasso sornione può impiegarci mesi o anni, e infine sfocia da qualche parte nel Rio La Venta.

Sarà lui a decidere quando lasciarci entrare. E in questo, davvero, le grotte sono tutte uguali. In ogni angolo del mondo.»

Natalino Russo.

Un passaggio nella selva (foto Carlos Sanchez)

Un passaggio nella selva (foto Carlos Sanchez)