Tag: Ghiacciaio



3 mar 10

Di ritorno a El Chalten dopo quattro giorni di marcia forzata sotto zaini stracarichi, troviamo finalmente il tempo di raccontare il giro del Viedma.

25 febbraio.

Dopo la mattinata a vedere in barca la fronte del ghiacciaio,un giro turistico che non esisteva fino a pochi anni fa, partiamo in otto da El Chalten verso Laguna Toro. Stiamo ancora scontando i postumi della serata alla Casa de Piedra, dove abbiamo festeggiato il compleanno di Elvio Gaido, assieme alla moglie Carina. Una coppia straordinaria che ha fatto la storia di questo paese di frontiera, e che ieri sera non ha lesinato né sul cibo né sul vino: un fantastico Syrah argentino che deve ancora probabilmente lasciare del tutto le nostre menti annebbiate. Tra preparativi e permessi siamo in cammino alle cinque del pomeriggio e nonostante vi sia luce fino a tardi, alle 10 di sera siamo costretti ad accamparci a circa un’ora dalla meta.
Il luogo è bellissimo e abbiamo ancora negli occhi l’immagine del Cerro Torre che ci ha accompagnato per un lungo tratto do cammino.

26 febbraio.

Alle 11 siamo a Laguna Toro, dove tra gli alberi del campo, sbatte furiosamente una tenda vittima del vento notturno. Da qui in avanti restiamo in 6: Ely accusa un forte dolore alla schiena e alla gamba destra, sicuramente dovuto ad un’infiammazione del nervo sciatico, che un’iniezione di Tora-doll riesce a lenire ma non certo a risolvere considerando i dislivelli e gli sforzi che ci attendono. Valerio si ferma con lei e noi riprendiamo il cammino verso il mitico Passo del Viento.
Costeggiamo la Laguna Toro, risaliamo una stretta valletta e raggiungiamo la laguna Turquesa il cui nome non è stato dato a caso. Da qui bisogna attraversare il Rio Tunnel con una Tirolese tirata fra le pareti della gola. Passare sopra le rapida rabbiose che forzano per scorrere nel punto più stretto è un’esperienza anche per chi, come noi, è abituato a godere del vuoto.
Traversiamo la parte bassa del Glaciar Tunnele e poi iniziamo la lunga, lunga salita al passo del Viento a 1400 metri di quota.
Ad accoglierci un muro d’aria quasi impenetrabile. restare in piedi non è scontato ed una volta di più ci rendiamo conto di quali forze immani siano perennemente in gioco in questi luoghi sconfinati.
In attesa dei compagni che stanno salendo faccio la cosa più effimera che si possa pensare di fare qui: mi accendo una sigaretta, che sparisce nel nulla nel giro di pochi secondi. Dietro di noi il Ghiacciaio Rio Tunnel, davanti a noi il più grande dei ghiacciai dello Hielo Continental Sur. Il Viedma è ancora lontano ma già ci fa capire immensità e distanze. Scendiamo dal Passo del Vento ed in circa un’ora raggiungiamo il Rifugio Viedma: un piccolo bivacco con spazio per una decina di persone, un tavolo e due panche. Lo condividiamo con Gustavo, una guida di El Chalten ed i suoi due clienti, una coppia di Trento. I cibi disidratati, il pane ed il formaggio che ci trasciniamo dietro riempiono la sera e placano la fame. A chiudere un goccio di rhum che abbiamo fortunatamente deciso di non lasciare ad El Chalten.

27 febbraio.

Il tempo continua a regalarci giornate straordinarie, come è raro vedere in questa parte di Patagonia. Entriamo sul ghiacciaio dopo 2 ore di marcia dal rifugio. Il grande Viedma è sempre il più grande, ma anche lui è arretrato, cedendo in questi anni pezzi significativi sotto l’incalzare di estati caldissime: ora raggiungerlo è più lungo e complesso. Entriamo sul ghiaccio nero di detrito passando sopra un ponte, relitto di grotte subglaciali che lo stanno attaccando ai fianchi. passiamo fra detrito e piccoli mulini sul cui fondo si sente scorrere acqua. C’è acqua dappertutto, in superficie ed in profondità, ma la progressione è piuttosto agevole anche senza ramponi.
Entriamo verso sud-ovest per oltre 3 km, alla ricerca di un grande fiume centrale e del suo inghiottitoio; sappiamo che c’è o perlomeno che c’era fino a qualche anno fa, quando sbarrò la strada ad un gruppo di alpinisti inglesi che stavano tentando la traversata del ghiacciaio. Troviamo mulini e meandri, attivi e fossili, ma la strada verso il centro del grande fiume ghiacciato è ancora lunga, molto lunga e noi non abbiamo tempo a sufficienza.
Torniamo sui nostri passi, e prima di uscire sulla morena entriamo in un mulino piccolo ma di straordinaria bellezza. Il ghiaccio è totalmente trasparente, sembra di essere in una sala degli specchi…
Al rifugio Viedma ci attende una specie di accampamento. Sono arrivate varie comitive di turisti accompagnati dalle guide di Chalten.
Scambiamo utili informazioni sul ghiacciaio e sul percorso che ci attende domani; chiediamo se hanno qualche notizia sul terremoto in Cile, ma ne sanno meno di noi.

Il Ghiacciaio Viedma

Il Ghiacciaio Viedma

28 febbraio

Iniziamo il ritorno. Il punto cruciale è Passo Huemul da cui si scende quasi verticalmente per 750m di dislivello. Il sentiero corre a mezza costa sopra il lato sinistro del ghiacciaio, che non perde occasione di farci capire le difficoltà di percorrerlo ed esplorarlo.
Il sentiero inizia a salire verso il Passo Huemul e così fa il vento. Pensavamo di avere sperimentato il “vento”, ma ci sbagliavamo. Il Vento è questo, è quello che ci fa cadere e che ci solleva, quello che si prende gioco dei nostri goffi tentativi di resistergli. Per fortuna l’abbiamo alle spalle, altrimenti dovremmo salire strisciano a terra su mani e ginocchia. Sul passo molliamo gli zaini dietro ad un roccione e giochiamo a fare da vela. Provo a saltare e mi trovo due metri più indietro. Mi butto in avanti ed il muro d’aria è duro come pietra…
La discesa da Passo Huemul è una serie infinita di fitte alle ginocchia ma presto si diluisce su prati e bassa vegetazione. Ci accampiamo per la notte vicino alla spiaggia di Capo de Hornon sul Lago Viedma. Diamo fondo al Rhum e ci stringiamo nelle tende battute dal vento. Domani la barca di Patagonia Avventura passerà a prenderci, di ritorno dal giro turistico sulla fronte del ghiacciaio. Potremmo farcela a piedi fino a Bahia Tunnel, ma sono altre sei ore di cammino ed i piedi cominciano a protestare. Abbiamo camminato quattro giorni ma il grande ghiacciaio lo abbiamo appena annusato. Chissà se e quando potremo davvero incontrarlo.

Panorama del Viedma

Panorama del Viedma







1 mar 10

Ecco una selezione di foto direttamente dal ghiacciaio Viedma:







24 feb 10

Pane fresco! E bistecche, e verdura, e nessun peso da spostare!

Sì siamo a El Calafate, località turistica ma adatta a tirare il fiato. Serata nel miglior ristorante del paesino, poi di nuovo a smontare, pultire, rimontare i materiali, i viveri, i permessi, i progetti…

Il programma Ameghino è rimasto invariato e stamane 24, di buon’ora, in otto si sono spostati con il camion della Prefectura verso Puerto Bandera, dove una lancia li sbarcherá dinanzi (si fa per dire) al ghiacciaio. Forse, in serata, raggiungeranno il ghiaccio.

L’aiuto gentilissimo di Gendarmeria, Prefectura e Parques sta risultando essenziale, continuiamo a raccogliere i frutti di un ventennio di lavori fatti in modo sensato.

Gli altri nove (Esteban ci lascia, ha finito le vacanze) sono diretti a Chalten, da dove dovrebbero spingersi sulla sinistra idrografica del Viedma. E già, quello è un ghiacciaio che sta al Moreno come il Moreno sta ad uno dei nostri ghiacciaietti, quindi i programmi sono molto, molto meno ambiziosi…

Invece è caduto il progetto sul ghiacciaio Majo, è troppo lontano!

La meteo continua ad aiutare, ci stiamo chiedendo se la longa manus della SMI riesca a far cambiare il tempo patagonico. Per ora, ad esempio, niente vento! Incredibile, è proprio vero che le stagioni non sono piú le stesse.







21 feb 10

Ormai anche la spedizione scorre a valle, come il ghiacciaio Moreno. Sono 18 persone – Mez non è stato ancora abbattuto – che una spola dopo l’altra portano a valle 35 colli da circa 30 chili l’uno.

Ieri, giorno 20, è stato completato il caricamento del campo 2 sul ghiacciaio e sono iniziate le esplorazioni e le riprese del grande e bellissimo pozzo che domina quella zona.

Oggi, giorno 21, è stato scaricato quasi completamente il campo principale alla Buscaini, il campo 2 sul ghiacciaio intanto si sta già svuotando con spole verso l’imbarcadero, dove già la notte passata hanno dormito due di noi e dove la prossima dormiranno quasi tutti.

Intanto abbiamo ricevuto la visita di tre guardiaparco venuti a controllare la nostra aderenza alle strettissime regolamentazioni di questo parco.

Un gruppo sta ancora spazzolando la zona orientale del ghiacciaio togliendosi gli ultimi dubbi. La grotta vicina al campo è splendida: dopo un primo pozzo di una quindicina di metri c’è un lungo meandro acquatico cui segue un pozzo da dieci metri e poi ancora meandro sino ad un ulteriore pozzo non ancora disceso. Il guaio è che il grosso flusso d’acqua rende possibili solo esplorazioni molto mattiniere e questo in contemporanea con lo scarico dei campi è un po’ complicato.

Giovanni Badino

Comunicazione telefonica ricevuta il 21/02/2010 alle ore 18,24 locali (14,24 in Argentina)
con satellitare Iridium/Intermatica






19 feb 10

Ecco una porzione della carta del Instituto Geografico Militar de la Republica Argentina e, sotto, una visione dal satellite (© losglaciares.com)

Mappa del Perito Moreno

Mappa del Perito Moreno

Satellitare del Moreno e Lago Argentino

Satellitare del Moreno e Lago Argentino







19 feb 10

I quattro giorni di camminata iniziano a farsi sentire, così un gruppo decide di fermarsi al campo per recuperare energie e fare alcune perlustrazioni nei punti panoramici per osservare dall’alto la morfologia del ghiacciaio.

Una squadra di sette persone composta da Giovanni, Alessandro, Roberto, Omar, Tono, io (Filippo) e l’irriducibile Ryow ha l’obiettivo di raggiungere le zone settentrionali del Perito Moreno per esplorare e documentare il pozzo Coltrane, che inghiotte nel suo profondo blu le acque del drenaggio principale del Rio Malbec. Preparato il materiale si dirigiamo verso il ghiacciaio che riattraversiamo ormai disinvoltamente, ma con il dovuto rispetto, la zona dei seracchi, seguendo un percorso segnalato da una serie di ometti di pietre.

Raggiunto il plateau centrale andiamo a passi decisi in direzione del mulino, ognuno di noi trasporta un pezzo del “braccio” crane che monteremo sul bordo del pozzo per effettuare riprese inedite. Arrivati sulla location montiamo il braccio mentre Giovanni prepara un ottimo brodo con i liofilizzati della New Foods, che sorseggiamo a turno in una gamella comune.

Tono e Omar hanno armato il pozzo e sono pronti per scendere, Ale inforca gli occhiali video e dirige le operazioni di ripresa, Beppe fa da contrappeso mentre Giovanni muove il “braccio”. Filippo si occupa di documentare il backstage con foto e video. Riow, il giapponese, è emozionato per la discesa del suo primo mulino, e cammina incessantemente avanti e indietro aspettando il suo turno di discesa.  Tutto procede bene e terminate le riprese ci incamminiamo sulla strada del ritorno.

Filippo Serafini

Mentre il gruppo dedicato alle riprese va verso il Coltrane, dal campo partono per primi Leo e Giampaolo in direzione di una cima sovrastante il campo. Mentre io (Silvia), Esteban, Teresa, Roberto, Valerio, Ely, Giuseppe e Michele riassettiamo il campo ed accendiamo il fuoco. Dopo circa mezzoretta dalla partenza del gruppo del ghiacciaio veniamo a sapere che Andrea si è distorto una caviglia mentre attraversava la morena. Niente di grave, ma l’infortunio è fastidioso e lo costringerà al riposo forzato per alcuni giorni. Appena Andrea arriva faticosamente al campo, Leo ci contatta via radio dicendoci che sono arrivati al passo, che il campo è in vista ed il panorama è bellissimo. Non resistiamo ed in quattro (Silvia, Teresa, Roberto, Giuseppe) li seguiamo. Arriviamo anche noi, dopo circa un’ora e mezza di passaggi in mezzo al bosco intricato alternato a parti più percorribili, godendoci uno spettacolare panorama sul ghiacciaio, con vista spinta fino al Lago Argentino.

Ormai è sera, e dopo un’ottima zuppa di riso con lenticchie e casadillas cotte alla brace, ci accerchiamo tutti di fronte al Mac di Alessandro per guardare in anteprima le foto e i video ripresi durante questa lunga giornata. Non anticipiamo nulla se non che è “spettacolo”!

Silvia Arrica

Comunicazione telefonica ricevuta il 19/02/2010 alle ore 12,40 locali (08,40 in Argentina)
con satellitare Iridium/Intermatica