Oggi siamo scesi all’Inferno, letteralmente. I racconti di Giovanni su quello che ci aspetta aumentano la tensione e la voglia di andare a recuperare il bidone con dentro l’apparecchio che ha registrato dati per 4 anni, lasciato in una galleria a -590 a 48° gradi con acqua.
Posto da record di permanenza in ambienti caldi, così dice lui. Siamo bambini che giocano col fuoco.
La sosta a Cristales per lasciare un termometro diventa un proforma. Si scende, la macchina percorre l’intricato dedalo di gallerie che diventano sempre più strette e lugubri man mano che ci avviciniamo. Soprattutto sempre più calde.
Dopo numerosi tentativi riusciamo a trovare la strada giusta. Lasciamo la macchina e ci avviamo a piedi. Superiamo una frana di detriti e percorriamo una galleria allagata, l’acqua arriva quasi all’inguine ed è caldissima, al limite della sopportazione. Il caldo è bestiale, non può andare peggio di così, penso. Mi sbaglio, dopo una sosta per recuperare e coordinarci (abbiamo solo pochi minuti per recuperare l’apparecchio e cercare di fare foto) entriamo in un ambiente chiuso al lato della galleria. Li è l’Inferno: un posto apocalittico, possente, la temperatura si alza ancora, è un cazzotto in piena faccia, l’acqua che cade dal soffitto è bollente.
Provo a togliermi la maschera per un attimo, pazzesco. Ci muoviamo come fantasmi, alieni, sembra un film al rallentatore, i movimenti sono lenti ma precisi, una stupidaggine qui e ci lasci le penne. Riusciamo a fare tutto e torniamo indietro.
Le gallerie che prima ci sono sembrate calde e ostili ora sono il paradiso. Rientriamo a Cristales per fare gli ultimi punti di misura della temperatura.
Ci sediamo in silenzio, un ultimo saluto alla grotta. Se conoscerla è stato emozionante, lasciarla di più; troppo personale per parlarne.
Gaetano
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Contentissimo di avervi finalmente passato la palla, anche se questa è stata l’ultima volta delle numerose discese all’inferno.
L’acqua le altre volte non era così alta, sicuramente avrete le bolle alle parti basse.
Beh, ora è davvero finita.
Bravi!
Saludos
Ciccio
L’inferno è uno dei posti più pericolosi che io ricordi… Nel 2007, il mio primo giorno nella miniera, ero entrato senza respiratore e gilet, visto che non ce n’erano abbastanza per tutti, ed io ero il più giovane, sacrificabile. Dopo mezz’ora là dentro avevo sentito il bisogno irresistibile di uscire. Percorsi tutta la galleria troppo velocemente fino al bivio dove era parcheggiato il mezzo e mi distesi sui sedili della macchina nella speranza che la frequenza cardiaca, impazzita, diminuisse. Ma dopo 5 minuti ancora mi sembrava di essere dentro l’inferno.
Stavo malissimo e per un attimo ho pensato di aver superato la soglia… Preso dalla disperazione mi ero alzato e individuato un tubo di aerazione forato mi ci ero messo davanti con la faccia. Fortunatamente dopo un po’ stavo meglio, ma ricordo ancora la paura e la sensazione spiacevolissima di un cuore che non vuole calmarsi e sta per esplodere. Dev’essere stato terribile adesso con tutta quell’acqua bollente fino alla vita.
Complimenti per il coraggio! Io, remore dell’altra volta, forse avrei avuto paura e avrei lasciato perdere.