Spedizioni



3 giu 10

Dal 26 al 30 Maggio,  La Venta, in compagnia degli amici triestini, ha avuto modo di tornare al Monte Kronio, a seguire l’avvio di uno dei più importanti progetti “italiani” dell’associazione. Durante le 3 giornate operative siamo riusciti a piazzare i sensori di temperatura, a fare fotografie e ad individuare la locazione per il nuovo prototipo di “tenda fredda” elaborata dalla Ferrino. Siamo stati  intervistati più volte, gli articoli sui giornali e i servizi sulle televisioni locali sono stati numerosi e di grande effetto. Ottimamente riuscita anche la conferenza stampa a cui sono intervenute diverse autorità del posto, tanto che alcune persone ci hanno riconosciuti per strada. Durante l’incontro è stato proiettato il video promo sul progetto che ha riscosso un bel successo.

Per me , la prima esperienza nelle viscere del monte Kronio, è stata particolarmente intensa, quasi traumatizzante. Varcare la pesante porta verde è come entrare in un’altra dimensione!  Una ventata di aria bollente ti travolge togliendoti il respiro.  Abbiamo deciso di affrontare immediatamente la discesa lungo la fatiscente scala metallica, che conduce nella galleria in forte pendenza dove le pareti appaiono confuse nell’aria satura di vapori. Perdo rapidamente la concentrazione, mi sento oppressa e la tuta bollente mi si stringe addosso, la sensazione è di non riuscire a respirare. Devo muovermi lentamente per non consumare energie, in queste condizioni di temperatura e umidità non c’è scambio di calore con l’esterno. La volta della grotta si abbassa sino a toccare la catena che fa da corrimano e la fatica nel chinarmi già mi esaspera,  penso che perdere i sensi qua sotto significherebbe la fine. Si scambia qualche parola che non ricordo, forse si parla solo per distrarre la mente la difficoltà di controllare noi stessi. Roberto ci consiglia una fermata intermedia e su un pavimento laterale contempliamo alcuni antichissimi orci ma è solo un diversivo che dura pochi istanti e il desiderio di risalire si trasforma pian piano in un incubo. Propongo immediatamente di uscire e inizio la risalita in compagnia di Roberto, a metà scala il cuore mi batte fortissimo ma forse è solo un po’ di agitazione. Mi rendo conto che questa è una grotta che va affrontata con grande autocontrollo che forse è quello che oggi a me manca!! Finalmente apro quella porta e tiro una boccata di aria fresca, mi guardo allo specchio, il mio volto è chiaramente provato. Ancora due minuti e sono fuori anche Marco e Vittorio, sono anche loro entusiasti ma il loro aspetto non mente: questa grotta ci darà un bel da fare.

La squadra nell'Antro di Dedalo

La squadra nell'Antro di Dedalo (foto F. Lo Mastro)

Nelle gallerie profonde delle Stufe. (foto V. Crobu)

Nelle gallerie profonde delle Stufe. (foto V. Crobu)

Conferenza stampa al comune di Sciacca.

Conferenza stampa al comune di Sciacca.







21 mag 10

A grande richiesta pubblichiamo una selezione di immagini della recente spedizione nella selva El Ocote e alla Cueva del Puercoespín (Chiapas, Messico). Alcune le avete già viste su questo blog, altre sono inedite. Speriamo vi piacciano.

Le foto sono di Natalino Russo, Vittorio Crobu, Luca Sgamellotti, Carla Corongiu, Valerio Olivetti.

Didascalie e crediti esatti li trovate su Flickr, dove a breve caricheremo anche altre immagini. Basta cliccare sul link che appare in alto a destra passando sullo slideshow.







19 mag 10

Quella valle cieca… Sì proprio quella che osservavamo nella carta qualche settimana fa, evidentissima e a poche centinaia di metri dall’ingresso del Puercospin. Ne avevamo parlato tanto in quei giorni di campo. Vittorio perfino c’era quasi finito dentro durante le sue perlustrazioni alla ricerca di una sorgente che potesse dissetare le nostre gole riarse senza dover fare arrivare l’acqua da Tuxla. Ci andremo, ci andremo… avevamo detto in quei giorni. Ma poi le esplorazioni nella grande grotta che si apriva a fianco delle nostre tende ci aveva assorbito totalmente, quasi che fosse gelosa. Ogni giorno non eravamo mai abbastanza per tutte le frontiere esplorative che si aprivano, tra maree di fango e sale fantasticamente concrezionate. 

Quando siamo ripartiti da San Fernando, solo allora, abbiamo cominciato a capire che il Puercoespin aveva giocato a distrarci, invidioso e narcisita, da tutto il resto del territorio enormemente inesplorato che ci stava intorno.  Bastava fare due parole con i campesinos, che ogni giorno passavano lungo il sentiero, e venivano fuori storie di grandi sumideri, inghiottitoi inesplorati, grotte profonde e spaventose, storie di fantasmi e perfino di navicelle spaziali che si inoltravano nel sottosuolo. Eh, il Messico è proprio così, un mondo visionario ricco di sorprese e inaspettate verità. E quella valle cieca, vista dalle carte, a poche centinaia di metri da noi, rimaneva ancora inesplorata… 

Di ritorno da alcuni giorni di disinfestazione da pulci e zecche nelle acque bollenti e ribollenti dell’Oceano Pacifico, il grosso del gruppo era già volato verso l’Italia, mentre io, Vittorio e Carla eravamo costretti ad attendere un altro volo che ci avrebbe portato verso il Venzuela, prima di tornare definitivamente a casa dopo due mesi e mezzo di spedizione. Torniamo a Tuxla il giorno prima del volo, invitati a cena dagli amici SpeleoJaguares, per parlare del futuro delle esplorazioni a San Fernando. E così ci viene l’idea la mattina dopo di andare a fare un giro lassù, in fondo si tratta di una passeggiata. La mattina dopo saltiamo sul fuoristrada della Protezione Civile guidato dal sempre disponibilissimo Erwin, in compagnia del fidato Kaleb, e, giunti sull’altopiano ci inoltriamo lungo le stradine e i sentieri che portano al Puercoespin. Ormai sappiamo come funzionano le cose qui: bisogna parlare con la gente. Così ci fiondiamo sul primo rancho e convinciamo un simpatico signore a portarci a vedere le grotte che conosce. Il suo terreno è vicino alla valle, ma conosce un altra grotta, più in alto. La esploriamo solo parzialmente, si tratta di una bella galleria di circa 200 metri, che probabilmente continua. Ma la valle ci interessa di più, cerchiamo il proprietario del terreno e infine lo troviamo. Non è facile spiegare le nostre intenzioni ma alla fine il ranchero si decide ad accompagnarci rivelandosi molto più amichevole di quello che poteva sembrare inizialmente. Superiamo una cresta e finalmente entriamo nel vallone. In fondo si vede un bel muro di roccia. Da manuale. Mai ho avuto l’impressione come qui a San Fernando che il carsismo sia così “da manuale”, prevedibile e scontato: là in fondo ci dev’essere qualcosa di grosso. Così, giunti all’ombra di un enorme albero di fico, vecchio di centinaia di anni, ci affacciamo con meraviglia su di un grande pozzo in cui si getta il greto di un bel torrente ora in secca. Pozzo da almeno 30 metri e gran salone che si lascia intravedere. Non abbiamo né corde, né attrezzatura. E stasera abbiamo l’aereo… Kaleb ci promette che come gruppo Jaguares torneranno al più presto per soddisfare la nostra curiosità.

Due settimane in Italia e Kaleb scrive una mail a Nat: ci siamo andati. Chiamo subito Mauricio, mi faccio raccontare. Hanno sceso vari pozzi collegati tra loro da meandri e gallerie alte fino a cinquanta metri, poi un bel salto da 40 metri e infine un gran pozzo che ancora devono scendere. Pare che Sumidero del Higo  sia davvero un importante tassello nell’esplorazione di quest’area. E il Puercoespin? Forse la giunzione è vicina, forse nei rami oltre il sifone “al de là de l’agua”, forse da qualche parte sotto l’enorme Pozzo Leviatang… Certo è che, se le piogge primaverili tarderanno ancora un po’ i Jaguares avranno davvero di che divertirsi. Facciamo quindi a loro i migliori auguri di buona esplorazione e aspettiamo, con ansia, nuove notizie da San Fernando. Grandi ragazzi! Continuate così fino al fondo del Sumidero Cañon!

Francesco 

 

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Verso il fondo della valle cieca.(foto V. Crobu)

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Sull’orlo del baratro. (foto V. Crobu)

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Insieme con Kaleb, si programma la prossima esplorazione dei Jaguares. (foto V. Crobu)

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El Higo. (foto V. Crobu)

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La grande Sala delle Cinque Colonne, esplorata nell’ultima punta al Puercoespin. (foto V. Crobu)

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In cima alla Sala delle Cinque Colonne nel Ramo del Vento,

zona della grotta non ancora completamente esplorata(foto V. Crobu)







2 mag 10

L’altro ieri notte è rientrata la spedizione Chiapas 2010. È stato un giro lungo e bello. Il primo gruppo ha raggiunto l’Ombligo del Mundo, portando a termine un prezioso lavoro di documentazione per così dire acrobatica, e scoprendo nuove grandi grotte. Prossimamente pubblicheremo un resoconto delle novità provenienti da quell’angolo di selva, a nord del Rio La Venta. Il secondo gruppo è tornato negli stessi posti di novembre, cioè a sud del rio. Terreno di gioco è stata la colonia Lázaro Cárdenas, che stavolta ci accolti molto bene, superando le diffidenze iniziali. Con gli abitanti del posto abbiamo stabilito un ottimo rapporto, esplorando insieme le grotte, fotografandole, condividendo la scoperta di un mondo che appartiene anzitutto a loro. La diffidenza dei campesinos si sta pian piano trasformando in entusiasmo.

Abbiamo lavorato in grotte di grandi proporzioni, completando alcuni lavori iniziati da La Venta negli anni Novanta, ma in molti casi abbiamo seguito nuove segnalazioni, che si sono rivelate buone. Almeno trenta sono le grotte topografate e documentate. Non abbiamo ancora steso i rilievi, ma probabilmente abbiamo materiale per oltre 5 chilometri.
La nostra permanenza alla Cárdenas è stata resa molto confortevole dall’interessamento di don Quintín Fernando Acosta Cruz, che ci ha messo a disposizione per la seconda volta i suoi due ranchos, ottimi punti di partenza per lavorare nell’area.

Poco prima di lasciare il rancho Montecristo

Poco prima di lasciare il rancho Montecristo

Chiusa anche questa seconda parte della spedizione, ci siamo dedicati alla Cueva del Puercoespín, inizialmente esplorata dagli amici del Grupo Espeleológico Jaguar. In questa grotta l’anno scorso avevamo scoperto un lungo ramo, fermandoci per mancanza di tempo alla base del Pozzo Leviatang. La grotta non ci ha delusi, svelandoci svariati rami nuovi, per un totale di oltre 2 km. In pochi giorni il suo sviluppo è arrivato a sfiorare i 4 km.

Il campo del Puercoespín (Foto N.Russo)

Il campo del Puercoespín (Foto N.Russo)

In una breve pausa tra i due campi abbiamo tenuto un seminario di tecniche di base a una quindicina di volontari della Protección Civil provenienti da diversi centri del Chiapas. È l’inizio di una collaborazione che ci auguriamo proficua per il futuro.

Prima di imbarcarci per l’Italia siamo andati a rilassarci due giorni al mare. Lì, sbatacchiati tra le onde del Pacifico e incastrati tra abbondanti pirofile di pesce, ci siamo rinfrancati nello spirito e nel corpo. Ovviamente non siamo rimasti a oziare al sole: abbiamo approfittato del relax per mettere ordine in materiali e dati.

Finalmente al mare...

Finalmente al mare...

...a toglierci la sete

...a toglierci la sete

Ora che siamo nuovamente a casa ci attende la sistemazione dei punti gps e dei molti rilievi. I nostri taccuini trabordano di appunti, nomi, indirizzi, informazioni. Quanto basta per tornare a sognare.

Alla spedizione, che gode del patrocinio della Società Speleologica Italiana, hanno partecipato: Clarice Acqua, Giorgio Annichini, Carla Corongiu, Vittorio Crobu, Umberto Del Vecchio, Paolo Forconi, Massimo Liverani, Salvatore Manca (Boboreddu), Valerio Olivetti, Andrea Pasqualini, Natalino Russo, Carlos Sánchez, Francesco Sauro, Luca Sgamellotti, Stefano Soro, Gianni Todini, Roberto Trevi. Inoltre è stato sempre presente Kaleb Zárate Gálvez del Grupo Espeleológico Jaguar di Tuxtla, e un contributo preziosissimo, insostituibile come sempre, lo ha dato il nostro socio Mauricio Náfate, grazie al quale abbiamo avuto meno problemi con la logistica. Oltre a lui ringraziamo tutti i soci del gruppo Jaguar, che si sono prodigati per rendere la nostra permanenza il più gradevole possibile. Il giovane Quizán ha partecipato suo malgrado all’ultima punta al Leviatang, facendo davvero una bella esperienza. Grazie anche alla nostra Alicia Davila (Beba), che come al solito ci ha supportati e sopportati nei trasbordi a Città del Messico. Che dire infine delle guide locali, cioè i campesinos che ci accompagnano nella selva e ormai anche nelle grotte: sono a tutti gli effetti membri delle nostre spedizioni. Come l’amico Lucas, uno di noi.

Per interessamento dell’ottimo Erwin Samayoa Villegas, tutta la spedizione ha goduto del supporto della Protección Civil di Tuxtla, che ha messo a disposizione mezzi per gli spostamenti. La Venta sta avviando una collaborazione anche con la Reserva de la Biósfera Selva El Ocote, per studiare e documentare l’eccezionale carsismo dell’area. Grazie quindi anche a Roberto Escalante per la sensibilità dimostrata. E grazie ad Arturo Farrera per il lavoro che fa nelle colonie di El Ocote e per averci accompagnato nelle prime fasi della spedizione.

Questa spedizione non sarebbe stata possibile senza i nostri sponsor: Intermatica, New Foods, Ferrino, Dolomite, Mastrel. Grazie a loro abbiamo avuto, nell’ordine: buone comunicazioni; ottimo cibo; tende confortevoli e zaini robusti; scarpe adatte alla polvere, ai sentieri e al fango di grotta; luci per fare foto e video.

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25 apr 10

Il sifone tra The Big Rum of Don & Friends e le grandi gallerie di Échale Gana (Foto N. Russo)

Il sifone tra The Big Rum of Don & Friends e le grandi gallerie di Échale Gana (Foto N. Russo)

Échale Gana! (Foto N.Russo/Manca/Trevi/Pasqualini/Crobu)

Échale Gana! (Foto N.Russo/Manca/Trevi/Pasqualini/Crobu)

Tuxtla. Caldo bestia. Laviamo e sistemiamo i materiali. Siamo di ritorno dal campo e in partenza per Boca del Cielo, per un giorno di mare prima del rientro in Italia. Urge un po’ di riposo. E, perché no, anche una sana lavata.

Il Puercoespín è stato davvero generoso: ieri ci ha regalato un altro chilometro di grandi gallerie e pozzi. Ora la grotta ha superato i 3,5 km. Molti rami fanno giri ad anello, creando un dedalo tridimensionale che va pian piano delineandosi nella nostra fantasia. Ancora una volta ci lasciamo alle spalle nodi da sciogliere in futuro.







24 apr 10

Cueva del Puercospin, ultimo giorno di campo: ci si organizza per chiudere i lavori lasciati in sospeso, rilevare e disarmare. Quest’anno la grotta ci ha regalato belle sorprese. Il pozzone che precede il Leviatang immette nel ramo Deviatang, che approfondisce per oltre 70 metri. Una diramazione evidente sulla vecchia via immette in un meandro fangoso (The Kingdom of Smerdor) che poco dopo si apre in una sala larga 35 metri e alta oltre 20: The big rum of Don & Friends. A valle finisce su un grande sifone mentre a monte, superato un sifoncino in apnea, continua per una galleria tempestata da enormi concrezioni crollate. Anche questa chiude a monte su sifone, mentre in alto immette in una imponente galleria fossile che sbuca nel salone Échale gana la cui volta si perde nel buio 50 metri più su.

Questa grotta sta diventando complessa: in tre giorni abbiamo raddoppiato lo sviluppo complessivo, che ormai ha superato i 3 km. Ci siamo tolti molti dubbi e come sempre altri ne lasciamo in sospeso.

Domani si torna a Tuxtla per sistemare e lavare via il fango dal materiale e da noi stessi, e poi finalmente due giorni di riposo prima di rientrare in Italia. Da Tuxtla cercheremo di pubblicare anche qualche immagine degli ultimi giorni. A domani quindi.